Kingsglaive: Final Fantasy XV

Ok, ho finalmente visto Kinsglaive: Final Fantasy XV, il film prequel dell’ultimo (temo in più di un senso) capitolo della saga targata Squaresoft in uscita SOON™ che nonostante i circa dieci anni di sviluppo sembra comunque aver bisogno di un anime in cinque sei episodi e – appunto – un film perché la trama abbia senso. Ottimo segno!

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Titolo originale: キングスグレイブ ファイナルファンタジーXV
Anno: 2016
Durata: 115′

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Max: The Curse of Brotherhood

«Ehi, guarda che titolo interessante, sarà sicuramente un bellissimo punta e clicca. Ecco, ha installato, avvio e… un platform?» È sempre fantastico quando uno compra un gioco convinto di trovare una cosa e ne scopre una completamente diversa, specialmente nel caso di Max: The Curse of Brotherhood, quando la sorpresa rivela una piccola perla.

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Sviluppatore: Press Play
Piattaforme: Xbox One, Xbox 360, PC
Anno: 2013

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La Ragazza che Giocava con il Fuoco

Non ho mai parlato su queste pagine di uno dei più famosi esponenti contemporanei della letteratura poliziesca svedese, il fu Stieg Larsson. Ho finito oggi (4 giugno 2013, ops) il secondo libro della sua trilogia, Millennium, divorando circa 750 pagine in nemmeno cinque giorni, privandomi di molti altri miei hobby e sicuramente di molte più ore di sonno di quanto non fosse legittimo. Però cavolo se ne è valsa la pena.

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Ho scritto l’articolo che ero ancora a Cagliari, parliamone.

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Vexille

Come si può produrre, nel Giappone del 2007, un film cyberpunk che non risulti una triste scopiazzatura di Ghost in the Shell o una roba un po’ ermetica à la Avalon? Intanto fregandosene del primo pericolo e introducendo di peso ammiccamenti a un po’ tutta la cultura giapponese cyber-distopica passando da GITS, fermandosi un po’ alle atmosfere di Hokuto no Ken e senza dimenticarsi i richiami a Dune, Tomb Raider o Resident Evil, assolutamente senza alcuna vergogna.

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Titolo originale: ベクシル 2077日本鎖国
Anno: 2007
Durata: 109′

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Ferite profonde

Questa è una di quelle storie che, se avessi tempo, vorrei far finta fosse scritta per qualche concorso e che vorrei riscrivere perché l’ho buttata giù dal cellulare, quindi la forma lascia parecchio a desiderare. Ma tant’è, non ne ho voglia.

Illustration von Gewalt gegen Kinder (via)
Illustration von Gewalt gegen Kinder (via)

Cosa vuol dire essere feriti dentro? Prima del 2012, quando vedevo o leggevo di qualcuno profondamente colpito da un’esperienza traumatica, pensavo che le ferite mentali potessero essere provocate solo dalla guerra o dalla morte. La guerra non l’ho mai sperimentata, grazie al cielo, ma ancora oggi se qualcuno prova a farmi parlare di Manuela mi chiudo a riccio e la sola idea che qualcuno a cui voglio bene possa mancare all’improvviso mi provoca attacchi di panico. Ma è normale, pensavo, del resto parliamo delle esperienze più brutte che un essere umano possa passare. E, credevo, solo quelle possono lasciare una traccia dentro.

Poi nel 2012 ho avuto la malattia. È solo adesso, a distanza di quattro anni dalla diagnosi, che mi rendo conto di quanto in profondità questa esperienza mi abbia colpito. Diversi comportamenti involontari, certo, ma su tutto c’è qualcosa che succede ogni volta che mi siedo a tavola pronto a mangiare qualcosa. Allora, immancabilmente, arriva un flash di qualcosa che ho mangiato e non sono riuscito a tenere dentro. Di quelle tagliatelle al ragù, di quell’hamburger, di quel risotto che nonostante lo sforzo tremendo per ingurgitarlo finiva comunque nel water ma uscendo dalla parte sbagliata. Adesso, tre volte al giorno, immancabilmente, ho un flash che mette assieme un piatto che ricordo di aver mangiato, di aver vomitato e delle facce attorno a me che giudicavano pensando fosse solo qualcosa nella mia testa.

Poi infilzo la forchetta e mangio e sono contento di credere che quel cibo non tornerà su. E che, spero, non dovrò più affrontare quei volti e quei giudizi incapace di comprendere cosa mi stia succedendo.

Una finestra nerd sul mondo

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