Sì, lo so…

… mi ero ripromesso di scrivere una volta a settimana ma l’esame di Istituzioni di Matematiche Complementari mi ha rubato l’anima per tutto il mese, fino al 10 luglio – venerdì scorso. Com’è andato? Bene.

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Nello stesso giorno la mia migliore amica si è laureata in wathever (qualcosa tipo lettere moderne, io sono un pessimo amico) con 110 e lode quindi è stato un bel weekend. Ma non poteva durare e lunedì mattina mi sono svegliato leggendo della morte di Satoru Iwata.

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Ora, io ho scoperto davvero tardi il mondo dei videogiochi Nintendo, per quanto abbia qualche ricordo di me che gioco a Super Mario con un amico alle elementari. Ma la maturità da videogiocatore è arrivata solo molto, molto più tardi e mi sono perso buona parte dell’epoca d’oro della Nintendo. Nonostante questo, la mia passione deve moltissimo ai lavori di quest’uomo che ci lascia prematuramente all’età di 55 anni, sei meno dei miei genitori, portato via da una brutta malattia. Fa una certa impressione. Grazie mille, Iwata-san, speriamo che il mondo dei videogiochi non dimentichi mai i tuoi insegnamenti.

È un post un po’ bipolare, vero?

Ernest e Celestine

Il primo libro di Daniel Pennac che io abbia mai letto è l’intramontabile L’occhio del Lupo. Negli anni sono passato attraverso la saga di Benjamin Malaussene, Ecco la Storia,  Abbaiare Stanca, Diario di un Corpo, tutti romanzi diversi tra loro che avevano come unico punto in comune l’essere scritti da un genio assoluto. Adesso, a distanza di qualcosa come vent’anni di letture, Ernest e Celestine chiude un cerchio.

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Perché Pennac, dopo tante storie all’incirca realistiche, si cimenta nuovamente con la favola. Mette in campo una storia semplice con dei personaggi semplici e li riempio della sua maestria e della sua dolcezza. Ci aggiunge dei tratti comici, gli intermezzi da metaromanzo (anche se forse è un termine esagerato) e confeziona un libro che, non metto in dubbio, quando sarete più grandi (se non lo siete già) vorrete leggere ai vostri figli… ovviamente non prima di averlo letto voi. Perché se la storia è una storia per bambini, la morale e il messaggio dietro al libro sono qualcosa che solo un adulto può davvero comprendere.

Nel solito, magico, stile di Daniel Pennac.

Una finestra nerd sul mondo

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