Ferite profonde

Questa è una di quelle storie che, se avessi tempo, vorrei far finta fosse scritta per qualche concorso e che vorrei riscrivere perché l’ho buttata giù dal cellulare, quindi la forma lascia parecchio a desiderare. Ma tant’è, non ne ho voglia.

Illustration von Gewalt gegen Kinder (via)
Illustration von Gewalt gegen Kinder (via)

Cosa vuol dire essere feriti dentro? Prima del 2012, quando vedevo o leggevo di qualcuno profondamente colpito da un’esperienza traumatica, pensavo che le ferite mentali potessero essere provocate solo dalla guerra o dalla morte. La guerra non l’ho mai sperimentata, grazie al cielo, ma ancora oggi se qualcuno prova a farmi parlare di Manuela mi chiudo a riccio e la sola idea che qualcuno a cui voglio bene possa mancare all’improvviso mi provoca attacchi di panico. Ma è normale, pensavo, del resto parliamo delle esperienze più brutte che un essere umano possa passare. E, credevo, solo quelle possono lasciare una traccia dentro.

Poi nel 2012 ho avuto la malattia. È solo adesso, a distanza di quattro anni dalla diagnosi, che mi rendo conto di quanto in profondità questa esperienza mi abbia colpito. Diversi comportamenti involontari, certo, ma su tutto c’è qualcosa che succede ogni volta che mi siedo a tavola pronto a mangiare qualcosa. Allora, immancabilmente, arriva un flash di qualcosa che ho mangiato e non sono riuscito a tenere dentro. Di quelle tagliatelle al ragù, di quell’hamburger, di quel risotto che nonostante lo sforzo tremendo per ingurgitarlo finiva comunque nel water ma uscendo dalla parte sbagliata. Adesso, tre volte al giorno, immancabilmente, ho un flash che mette assieme un piatto che ricordo di aver mangiato, di aver vomitato e delle facce attorno a me che giudicavano pensando fosse solo qualcosa nella mia testa.

Poi infilzo la forchetta e mangio e sono contento di credere che quel cibo non tornerà su. E che, spero, non dovrò più affrontare quei volti e quei giudizi incapace di comprendere cosa mi stia succedendo.

Le Quattro Casalinghe di Tokyo

Avevo Le quattro casalinghe di Tokyo in giro da un bel po’ di tempo, eppure dopo l’ottimo Grotesque non ero mai riuscito a prenderlo tra le mani con la convinzione di leggerlo. Anche stavolta temevo di non riuscirci, eppure ho voluto provare ugualmente. E non ho avuto modo di pentirmene.

Le Quattro Casalinghe di Tokyo copertina
Stavolta la foto me la sono scordata e ci becchiamo la scan sgranata, ‘fanculo.
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Donazioni

Niente, io questa la devo tirar fuori che altrimenti la mattinata non va avanti. Che palle.

sangue

Da quando sono diventato maggiorenne nel 2006 e fino al 2011, hanno della malattia, ho regolarmente donato il mio sangue al centro trasfusionale di Sassari. Nel gennaio 2012 ho iniziato a star male per poi scoprire, nell’agosto dello stesso anno (almeno credo fosse agosto, i miei ricordi di quel periodo sono quantomai confusi) di aver contratto – se si può dire così – il morbo di Crohn, una malattia autoimmune che colpisce l’intestino (nel mio caso si tratta di una forma abbastanza lieve di Crohn ileocolico) causandone l’infiammazione e l’ispessimento di alcuni tratti di lunghezza variabile. Ho quindi iniziato una lunga terapia di cortisone e anti infiammatori, sono stato ricoverato a fine 2013 per una ricaduta, ma dal dicembre del 2015 ho sospeso la terapia, un po’ perché sto bene, un po’ perché il farmaco che mi servirebbe è un casino da reperire e io mi rompo il cazzo a fare i salti mortali per una scatola di pastiglie che mi durano una settimana, se posso evitare.

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Chiaramente la malattia mi ha costretto a sospendere le donazioni e mai nessuno si è curato di dirmi chiaramente se avrei potuto prima o poi riprendere con questa mia abitudine, lasciandomi nella speranza che dopo la sospensione dei farmaci avrei potuto tornare a fare la mia piccola parte di bene. Stamattina, purtroppo, una telefonata al centro trasfusionale ha dato una mazzata alla mia buona volontà mentre la responsabile mi comunicava che non avrei potuto mai riprendere, indipendentemente dal periodo di sospensione dei medicinali, senza spiegarmi il perché (il Crohn non è virale, batterico e non mi risulta sia in alcun modo trasmissibile).

Ora, proverò anche al centro di Torino che magari è più “avanti” su queste cose e potrebbe rispondermi in maniera diversa, ma non posso spiegarvi quanto ci sia rimasto male. Finora la malattia si è manifestata in maniera più o meno forte, certo, e ho dovuto rinunciare a cose che prima avrei fatto senza nessun problema, ma tutto sommalo la mia vita procede in tranquillità ed è la prima volta che il Crohn mi colpisce così nell’anima come ha fatto stamattina. Mi sono sentito marchiato… e non è stato per niente piacevole. Può essere che l’esclusione sia nel mio interesse, visto che in periodo di attività il morbo di Crohn porta facilmente a una grave anemia, ma finché le analisi sono a posto perché non dovrei potermi sentire una persona normale?

Hourou Musuko

Li paragono, ma sono come l’acqua e l’olio, in realtà.

L’ho detto parlando di Now and Then, Here and There e di Hourou Musuko. Del primo avevo parlato tempo fa: un anime crudo, schietto fino a far male, che mi aveva tolto il sonno per un paio di giorni. Un anime dai toni forti, senza peli sulla lingua, cattivo ma che fa riflettere. Anche Hourou Musuko è un anime schietto. Anche lui tratta temi scomodi, temi che di solito passano in sordina o vengono sbandierati fino a farli diventare parodia di sé stessi. Hourou Musuko invece prende quei temi, li inserisce in una storia dolce, con un disegno caldo e delicato, e li tratta come normali, come dovrebbero essere. Raccontandoceli, ma senza esibire nessun giudizio.

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Operazione Caos

C’erano una volta gli Stati Uniti d’America. Circa a metà degli anni ’50, gli USA venivano invasi da una forza straniera chiamata Il Califfato. A difendere l’America dagli invasori, un esercito composto da… streghe e licantropi?

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Una finestra nerd sul mondo

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