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Facciamo che fare finta?

Sono sicuro di aver attratto l’attenzione di tutte quelle persone che mi conoscono e di {tutti i grammar nazi della terra}\{i piemontesi} in questo modo.

La questione è che sono settimane che ogni lunedì mi dico che è il momento di riprendere a scrivere qui sul blog, poi i lunedì per un motivo o per l’altro si riempiono e io non riesco. Come? Organizzarsi e scrivere qualcosa da due o tre giorni prima? Dico, ma avete presente come sono capace di organizzarmi il tempo? No?

Beh, nemmeno io, perché non ne sono capace. Quindi diciamo che questo è un placeholder delle mie buone intenzioni. Vorrei scrivere qualcosa adesso subito ma mi sono ritrovato a mandare delle mail non rimandabili e devo guardarmi TREQUARTIDORA di video noiosissimi su quanto è bella la LIM per sperare che un giorno qualcuno mi assuma.

Anche dell’assurdità della mia vita lavorativa ne parliamo. Anticipando che comunque è tutta colpa (?) mia.

Buon lunedì. Cosa significa che è martedì? Aiuto.

La festa è finita, evviva la vita

Con un onorevolissimo cKAFRIZZLEKABOOM su centodieci la mia avventura universitaria è finita. Tra novanta giorni la mia tesi sarà disponibile pubblicamente online

omg

ma non me ne preoccupo perché onestamente dentro ci ho metto TUTTO. Domani ho il primo colloquio (sigh, voglio dormire) e speriamo che vada bene. Ci vado vestito bene, chissà?

Intanto, lunedì magari riprendiamo a parlare di cose serie, c’è Le Idi di Marzo che aspetta lì da un mese e mezzo…

Ferite profonde

Questa è una di quelle storie che, se avessi tempo, vorrei far finta fosse scritta per qualche concorso e che vorrei riscrivere perché l’ho buttata giù dal cellulare, quindi la forma lascia parecchio a desiderare. Ma tant’è, non ne ho voglia.

Illustration von Gewalt gegen Kinder (via)
Illustration von Gewalt gegen Kinder (via)

Cosa vuol dire essere feriti dentro? Prima del 2012, quando vedevo o leggevo di qualcuno profondamente colpito da un’esperienza traumatica, pensavo che le ferite mentali potessero essere provocate solo dalla guerra o dalla morte. La guerra non l’ho mai sperimentata, grazie al cielo, ma ancora oggi se qualcuno prova a farmi parlare di Manuela mi chiudo a riccio e la sola idea che qualcuno a cui voglio bene possa mancare all’improvviso mi provoca attacchi di panico. Ma è normale, pensavo, del resto parliamo delle esperienze più brutte che un essere umano possa passare. E, credevo, solo quelle possono lasciare una traccia dentro.

Poi nel 2012 ho avuto la malattia. È solo adesso, a distanza di quattro anni dalla diagnosi, che mi rendo conto di quanto in profondità questa esperienza mi abbia colpito. Diversi comportamenti involontari, certo, ma su tutto c’è qualcosa che succede ogni volta che mi siedo a tavola pronto a mangiare qualcosa. Allora, immancabilmente, arriva un flash di qualcosa che ho mangiato e non sono riuscito a tenere dentro. Di quelle tagliatelle al ragù, di quell’hamburger, di quel risotto che nonostante lo sforzo tremendo per ingurgitarlo finiva comunque nel water ma uscendo dalla parte sbagliata. Adesso, tre volte al giorno, immancabilmente, ho un flash che mette assieme un piatto che ricordo di aver mangiato, di aver vomitato e delle facce attorno a me che giudicavano pensando fosse solo qualcosa nella mia testa.

Poi infilzo la forchetta e mangio e sono contento di credere che quel cibo non tornerà su. E che, spero, non dovrò più affrontare quei volti e quei giudizi incapace di comprendere cosa mi stia succedendo.

Donazioni

Niente, io questa la devo tirar fuori che altrimenti la mattinata non va avanti. Che palle.

sangue

Da quando sono diventato maggiorenne nel 2006 e fino al 2011, hanno della malattia, ho regolarmente donato il mio sangue al centro trasfusionale di Sassari. Nel gennaio 2012 ho iniziato a star male per poi scoprire, nell’agosto dello stesso anno (almeno credo fosse agosto, i miei ricordi di quel periodo sono quantomai confusi) di aver contratto – se si può dire così – il morbo di Crohn, una malattia autoimmune che colpisce l’intestino (nel mio caso si tratta di una forma abbastanza lieve di Crohn ileocolico) causandone l’infiammazione e l’ispessimento di alcuni tratti di lunghezza variabile. Ho quindi iniziato una lunga terapia di cortisone e anti infiammatori, sono stato ricoverato a fine 2013 per una ricaduta, ma dal dicembre del 2015 ho sospeso la terapia, un po’ perché sto bene, un po’ perché il farmaco che mi servirebbe è un casino da reperire e io mi rompo il cazzo a fare i salti mortali per una scatola di pastiglie che mi durano una settimana, se posso evitare.

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Chiaramente la malattia mi ha costretto a sospendere le donazioni e mai nessuno si è curato di dirmi chiaramente se avrei potuto prima o poi riprendere con questa mia abitudine, lasciandomi nella speranza che dopo la sospensione dei farmaci avrei potuto tornare a fare la mia piccola parte di bene. Stamattina, purtroppo, una telefonata al centro trasfusionale ha dato una mazzata alla mia buona volontà mentre la responsabile mi comunicava che non avrei potuto mai riprendere, indipendentemente dal periodo di sospensione dei medicinali, senza spiegarmi il perché (il Crohn non è virale, batterico e non mi risulta sia in alcun modo trasmissibile).

Ora, proverò anche al centro di Torino che magari è più “avanti” su queste cose e potrebbe rispondermi in maniera diversa, ma non posso spiegarvi quanto ci sia rimasto male. Finora la malattia si è manifestata in maniera più o meno forte, certo, e ho dovuto rinunciare a cose che prima avrei fatto senza nessun problema, ma tutto sommalo la mia vita procede in tranquillità ed è la prima volta che il Crohn mi colpisce così nell’anima come ha fatto stamattina. Mi sono sentito marchiato… e non è stato per niente piacevole. Può essere che l’esclusione sia nel mio interesse, visto che in periodo di attività il morbo di Crohn porta facilmente a una grave anemia, ma finché le analisi sono a posto perché non dovrei potermi sentire una persona normale?

Tu che piangi

– Ti sei commosso fino quasi a piangere? Sembra impossibile, per come ti conosco. 

– Potrei star zitto e farti credere che sia vero oppure aprire bocca e raccontarti di quel ragazzo che piange tre volte al giorno, ogni volta che qualcosa arriva a toccargli quel cuore convinto di non poter essere più raggiunto dalle persone.