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Sicilia, terra di… mangiate *burp*

la foto è mia... che ci crediate o no e_e

visto che da domani sono a Milano, gustatevi questo diario di viaggio :*

Ora che sono nella condizione comunemente nota come “del morto di sonno” dopo un ritardo nel rientro a Cagliari della bellezza di 12 ore e 15 minuti esatti, ringrazio quel piccolo barlume di buon senso che ieri notte mi ha messo di fronte ad una cartina della Sicilia per annotare i nomi dei luoghi che abbiamo visitato. E così che inizia questo viaggio…

Alle 5,30 del mattino, per la precisione, del primo giugno 2010. Dalla sveglia i Gorillaz cantano Feel Good Inc. per una decina di secondi, io li zittisco prima che disturbino papà nel divano letto e mi alzo per preparare la colazione. Siamo andati a letto alle undici e mezzo, ma io sono comunque talmente rincoglionito che per preparare il caffè ci metto quindici (15) minuti buoni, per mangiare i biscotti nel the sono altri dieci e finalmente alle sei entro in doccia, in barba alle previsioni paterne che mi davano pronto in mezz’ora al massimo, che quindi mi stavo svegliando troppo presto. Alle 6,30 fuori di casa a prendere la macchina, il tempo è buono (c’è il sole! Cioè, è già sorto! Wow!) e io in pantaloncini corti e T-Shirt sto abbastanza bene.

La destinazione? Zio Pippo e Zia Rosetta festeggiano i 50 anni di matrimonio, le nozze d’oro, e cogliamo finalmente l’occasione per andare a trovarli a Palermi. In aereoporto tutto a posto, nessuna ritardo e l’aereo è quasi vuoto, mi fanno imbarcare il trolley ma un attimo ed è già sul nastro, usciamo e mi trovo davanti i miei cugini preferiti, Ale e Fra, che ormai non vedevo da Gennaio.

Fatte le feste, decidiamo di fare colazione a Palermo (pezzi di rosticceria, obviously) e andiamo a prendere la corriera che ci porterà in città a due passi dall’albergo dove abbiamo preso la stanza, il Mercure. La Sicilia è uno spet-ta-co-lo di verde e mare e roccia e monti che veramente sembra di essere in un altro mondo anche rispetto alla Sardegna, che a dispetto dello status di isola è completamente diversa (però il mare è più bello da noi, gne gne). E così non solo all’atterraggio si è circondati dal mare, tale è l’aereoporto Falcone – Borsellino, ma tutto il viaggio in pullman è praticamente sul lungo costa -a sinistra- con a destra il monte Pellegrino, altro spettacolo della natura, e veramente non so da che parte girarmi.

Arrivati a Palermo -che mi sta venendo da scrivere Palemmo, come lo pronunciano loro- scendiamo al teatro Politeama, altro spettacolo architettonico, e la prima cosa che penso è che mi pare di essere a Londra tanto è strano il quartiere. Ci incamminiamo verso l’hotel mentre io scatto foto e chiacchero con i cuginetti e decidiamo per uno stop al Café du Paris. Signori, se vi dico che in Sicilia si mangia bene persino in aereoporto vi lascio immaginare cosa sia entrare in un ottimo bar. In quattro che siamo ci spartiamo due arancine alla carne, un pane al ragu, una sorta di pizzetta sfoglia al prosciutto e un impasto dolce infarcito di prosciutto e formaggio. Accompagnato da due caffè caldi e due freddi, che con mia enorme sorpresa qui sono delle specie di gelati… non saprei come descriverli se non conil termine “squisito”!

In albergo depositiamo le valige che per il check-in è troppo presto e andiamo a farci una passeggiata per le viuzze nelle vicinanze, così si smaltisce un po’ anche sta colazione leggera. Che dire, le foto parlano da se. Le cose più spettacolari, assieme all’architettura bellissima e ai ficus secolari, sono sicuramente le zucchine lunghe più del mio braccio (foto) che a quanto mi dicono sono anche squisite. Passaggio sul lungo mare per approfittare del tempo splendido, passeggiata al porto e infine in albergo per una sciacquata prima del pranzo -alle 12.30, aiuto.

Zia Rosetta e zio Pippo non sono cambiati di una virgola da quando li abbiamo visti l’ultima volta, tranne qualche ovvio acciacco dell’età. Soprattutto la zia sembre sempre la stessa, magari con i capelli appena più chiari, ma l’energia sicuramente non le manca. Le abbiamo chiesto di pranzare leggeri e lei ci ha preparato antipasti di salame e formaggio, pasta alla norma, arrosto in salsa di cipolle, patate e cipolle al forno, fagiolini bolliti e frutta. Come mettere alla prova i nostri stomaci, insomma!

Gli zii dopo pranzo sono andati a dormire e noi ci siamo fatti un altro giro per Palermo, cercando di digerire e bevendo il caffè più buono mai assaggiato in vita mia. Abbiamo visto cattedrali, mercatini, stradine… e di nuovo non sembrava nemmeno di essere nella stessa città! Palermo poliedrica, insomma!

Dopo un breve riposino in albergo, alle 18 era prevista la cerimonia per le Nozze d’Oro. Ovviamente una palla mortale, manco a dirlo, anche se vedere gli zii scambiarsi la promessa e gli anelli per la terza volta nella loro vita è stato incredibile… tutti commossi, loro in primis ma noi siamo stati un buon seguito. Dopo un’ora in chiesa, eccoci finalmente in macchina per la parte più spaventosa della serata: il ricevimento con 80 tra parenti e amici.

La serata ve la risparmio: tranne il cibo, buonissimo, non è che ci sia niente da segnalare. Eravamo in un posto abbastanza chic, circondati di parenti sconosciuti ed elegantissimi, facile trovarsi a disagio e sperare nella salvezza del fino. Fortuna che a mezzanotte era tutto finito e all’una eravamo a casa. Una nota positiva, comunque, c’è stata: oltre alla fantastica zia Michelina, adorabile vecchietta di 97 anni più arzilla di noi tre cugini, abbiamo conosciuto Silvana e Manuela -madre e figlia- probabilmente le uniche due vagamente normali tra tutti gli invitati.

Si, perché i miei parenti siciliani non sono normali. Cioè, sono tutte brave persone, per carità, ma delle abitudini diametralmente diverse da quelle sarde -penso di tutta Italia, in realtà. Prima su tutte, questa cazzo di ostentazione di titoli, ricchezze e possedimenti che ho trovato insopportabile fin dal primo momento. Soprattutto da parte di quelli che, per altro, nemmeno erano veramente miei parenti! Me ne fotte un cazzo della Jaguar, della villa Liberty e di quella di Tommaso di Lampedusa! E porca puttana! Questo avrei voluto urlarlo in faccia ad un buon numero di persone per buona parte delle due giornate. Poi c’è la questione dell’ospitalità che in questa regione ha come sinonimo “sequestro forzato a danno di persone e stomaci” visto che non abbiamo avuto un momento che uno libero per i cazzi nostri e ci siamo scontrati con l’impossibilità di queste persone di produrre “un pasto leggero” su tre principali che abbiamo sorbito. Capisco benissimo perché non c’andiamo più spesso! Io impazzirei!

E bon, a parte questo è stato tutto molto bello e piacevole, soprattutto rivedere gli zii e conoscere qualche parente che rasentasse atteggiamenti normali.

Il secondo giorno lo abbiamo trascorso a Mondello, paesino sul mare dove non sono riuscito a farmi il bagno a causa di regolamenti assurdi delle spiagge in concessione che proprio non concepisco. Alla sera, verso le sette e mezzo, siamo andati in aereoporto -io non sono potuto partire causa overbooking, ma è un’altra storia- dove molto a malincuore ho salutato papà e i cugini. Alla prossima!

a ruota libera

che bello tornare da un viaggio di sette giorni e ritrovarsi con un’influenza in piena regola, cervello completamente in panne, dispensa vuota, lezioni da seguire, un concorso di sceneggiatura senza sapere come si sceneggia, una festa e mille altri casini che in una situazione normale non sarebbero niente ma ora mi sembrano mille problemi.

sono instabile sulle gambe, senza forze, senza respiro, senza odori, sapori, quasi non ho il senso del tatto e sicuramente non riesco a mettere più di tre parole di senso compiuto in fila e infatti spero che questo articolo che sto scrivendo senza pensare riesca ad essere qualcosa di almeno comprensibile, lo rileggerò più avanti per accertarmene.

ora mi sono aperto il divano letto, l’ho preparato e mi sono sistemato qui in modo da non dover fare su e giù dal soppalco e anche perché questo mi sembra meglio attrezzato per una degenza che potrebbe andare da qualche ora a più giorni di fila. pigiama, pile, libri, pc, acqua, non credo mi manchi niente. eccetto la dispensa piena, quella è vuoto pnemumatico e io sono disperato, l’unica cosa sana in casa sono tre pere che non so in che stato siano visto che le ho comprate prima di partire quindi boh.

parliamo di Lucca: il viaggio è andato abbastanza bene, soprattutto per essere la prima volta ad una fiera così grande. ho imparato che non serve a niente fare i biglietti online se si va dal primo giorno tanto non c’è nessuno, che stare in fiera dalla mattina alla sera è improponibile oltre che assolutamente inutile, che Stefano non farà mai più un viaggio in cui ci sia anche io perché sennò io non ci vado (Giovanni sinceramente non lo so, continuo a pensare che sia un bravo ragazzo, ma in combo…) e altre cose che al momento non ricordo di preciso.
il 28 siamo arrivati stanchi morti e dopo un po’ di spesa utile praticamente solo a me (mi servivano le cose da toeletta, in valigia non ci stavano) abbiamo mangiato le vettovaglie gentilmente messe a disposizione di Giulia e gentilmente cucinate da me e siamo andati a dormire.
il 29 era il primo giorno di fiera e siamo arrivati lì un po’ rincoglioniti perché a) non sapevamo dove andare e b) ci eravamo svegliati alle sei del mattino che stavamo a Viareggio e dovevamo prendere il treno ma ce la siamo comunque cavata in qualche modo riuscendo dopo millemila giri a farci dare il braccialetto magico che in realtà non sai a cosa serve perché comunque devi presentare il biglietto per entrare negli stand quindi boh? e dopo mille giri negli Stand e anche qualche acquisto (DVD di Witch Hunter Robin + La Città Incantata e i libri di Kiki’s Delivery Service e di Sprited Away + l’Era dei Titani + Vampiri) siamo tornati a casa. indovinate? morti di stanchezza, ovviamente! però soddisfatti, o per lo meno io soddisfatto da questo primo giorno, ma penso di parlare anche per gli altri. oltre ad incontrare le Dany, Massimo e Adriano sono riuscito a conoscere n3b! meglio di così.
il 30 più o meno stessa solfa, credo, ho i ricordi già un po’ sbiaditi a causa della mia attuale condizione fisica. comunque per certo ricordo mille ore allo stand dei Copic e la visita al museo CLAMP con maglietta di Mokona annessa.
il 31 ho avuto modo di incontrare finalmente di persona un sacco di gente dell’accademia di GotNaruto: Hate, Marcosol, Arabong, Virgo, Cloud, Vash, Kappei, Big Boss, Jiru, Sasori, Schieppo, Fede… credo siano tutti, perdono se ne ho dimenticato qualcuno. c’era anche Cecilia, finalmente l’ho incontrata di persona! mi ha fatto un po’ uno strano effetto. btw, molti li conoscevo già ma è stato comunque una bella esperienza incontrarli. ho camminato per miglia e miglia, approfittandone anche per fare un giro di Lucca senza preoccuparmi della fiera. niente acquisti, credo.
l’ultimo giorno di Lucca l’ho trascorso per lo più con Giulia e Valentina, abbiamo di nuovo fatto mille giri e concluso gli ultimi acquisti. la chiusura della fiera è stata un dannato inferno, tantissima gente, io stavo da cani per l’influenza che incombeva e i postumi della sbornia della notte prima… ma nonostante questo forse è stato il giorno migliore, passato senza gentaglia inutile al piede ma solo con le persone a cui voglio bene e con cui sto bene.
ci sarebbero mille altre cose da dire sulla fiera, ma sono talmente tante che veramente non ce la faccio sia per come sto sia per come sono io che comunque mai una volta che riesca a dire tutto in un colpo. mi sono divertito, è stata una bella esperienza anche se ha avuto i suoi risvolti negativi e, con qualche aggiustamento, la rifarei senza indugio: ho trovato un’altra persona, Giulia, con cui sto a mio agio, cosa che chi mi conosce lo sa è praticamente un evento; ho conosciuto un sacco di gente che prima era solo un nick e un avatar; sono stato nel mio mondo per quattro giorni di fila.

il due novembre lo abbiamo dedicato ad una gita a Firenze: c’ero già stato, ma tipo a 8 anni, quindi non ricordavo quasi niente se non che dovevo assolutamente scalare il Campanile di Giotto! e così ho fatto, 414 scalini. pensavo di aver doppiato il mio record della tour eiffel, ma mi è stato fatto notare che non lo avevo nemmeno raggiunto (per quella sono tipo 600 scalini al secondo livello). è stato comunque un traguardo importante, per me, anche se non ne sto a spiegare i motivi. abbiamo visto anche altri monumenti, ma purtroppo è stata una giornata all’insegna della pioggia e non siamo riusciti a visitare tutto quello che volevamo. peccato, anche se è stato bello comunque.

al ritorno bon, avrei preferito poter atterrare a Sassari invece che a Cagliari, ma università chiama quindi sticazzi. a presto le foto, appena mi rialzo da letto metto il link. nel frattempo, cerco di evitare la morte per inedia e di rimpilzare la dispensa appena sto male: fortuna che domani è giovedì, quindi posso anche saltare le due inutilissime lezioni di analisi numerica e fisica per riposare un po’ le mie stanche membra.

ja!

p.s. 1018 parole, scusate.

p.p.s. ecco le foto, qui

V-v-viaggio! parte quattro

Giorno 4 (foto qui, da 124 a 193) Mi sono svegliato tanto stanco che più stanco non si può. Quella che mi si para davanti sembra una giornata tanto piena quanto faticosa! Ormai lo avete capito: la colazione sarà molto abbondante per tenermi in forze. Inizio a temere di avere il fegato un po’ a pezzi e che la stanchezza sia per quello. Ad ogni modo, oggi vogliamo cercare di coprire il maggior numero di cose possibili tra quelle che ancora non abbiamo visitato. Sarà difficile e, purtroppo, non riusciremo mai a vedere tutto. Dopo aver fatto una piccola lista delle cose che non vogliamo che manchino al nostro viaggio, usciamo e ci dirigiamo innanzitutto a Palazzo Ducale. Che dire? Cavolo quanto è vera la pubblicità che ti scassa l’anima per tutta Venezia: se non ci entri, non hai visto un cazzo. Il palazzo è semplicemente fenomenale e vale tutto il prezzo del biglietto (che, non si capisce bene il motivo, DEVE permetterti di visitare almeno altri cinque noiosissimi musei in piazza San Marco. Cioè, non è che non me ne importi niente, ma se proprio devo gradirei scegliere cosa visitare. E siccome della biblioteca, dell’archivio e del museo Correr non mi interessa niente, gradirei o un biglietto meno caro o la possibilità di visitarci, che so, l’Accademia, o altri musei. Comunque, sorvolando su questo nuovo e fantasioso modo di spillare soldi, dicevo che il Palazzo Ducale è veramente, veramente bello. Anche se le stanze dopo un po’ diventano tutte uguali, a guardarle non si può non rimanere a bocca aperta. Lo stile non lo conosco, non sono in grado di dire niente di che sulle rifiniture e tutto il resto, ma di una cosa sono sicuro. È bellissimo. Bello, bello, bellissimo. Le prigioni, poi, non ne parliamo, sono… addirittura inquietanti! Valentina ha fatto certe facce, mentre ci giravamo dentro! :°D passare per il ponte dei Sospiri, poi… non è difficile capire il perché del nome! Peccato, come dicevo prima, per quei cartelloni pubblicitari che rovinano parecchio l’atmosfera. Dopo Palazzo Ducale siamo passati al museo Correr, su cui non voglio spendere parole, se non che ho avuto modo di leggere la prima parte di uno dei cinque libri di Tartaglia ed è stata un’esperienza… strana. Il resto delle cose che abbiamo visto, sinceramente, mi limiterò ad elencarlo, almeno per la prima parte della giornata. Eccetto il Campanile, infatti, da cui si gode un’ottima vista, tutto il resto è stato una delusione tremenda: le Gallerie dell’Accademia, stracolme di arte sacra dei miei coglioni; il Teatro della Fenice, tutto in finto vecchio e con davvero poche cose da vedere specie in rapporto al prezzo del biglietto. E il Campanile stesso, che per quanto godibile… non si vale certo 8€! La cosa divertente -sono sincero- è stata farsi le ultime due cose sotto una pioggia che, da leggera, visita dopo visita diventava sempre più forte fino a diventare una specie di diluvio dopo il campanile e prima dell’albergo :°D ovviamente, una volta tornati e asciugati, ci siamo buttati sul letto e… magia! Aveva smesso di piovere! Ora inizia la parte divertente della giornata: Carla e Federico (pigroni xd ) sono rimasti in hotel mentre io Vale e Simo siamo andati a visitare ancora qualcosa. Ci siamo fatti un bel giro a piedi dal nostro albergo fino alla chiesa della Salute, bella bellissima anche questa, passando per l’Accademia e la zona delle zattere -dove avevamo intenzione di prenderci un gelato, ma di gelaterie nemmeno l’ombra- per poi passare davanti al museo di Peggy Guggenheim chiuso (sigh). È stata la parte del viaggio che mi è piaciuta di più per tanti motivi: innanzitutto eravamo solo io, Vale e Simo. Non voglio togliere niente a Carla e Federico perché comunque con loro non mi sono trovato male, in generale, ma l’atmosfera mi è sembrata molto più intima e rilassata. Sono stato veramente veramente bene, abbiamo riso, scherzato, insomma c’è stata l’atmosfera di tre amici in viaggio. Siamo entrati in un bar, ci siamo bevuti del vino in allegria… e tutto il resto! Insomma, non lo so spiegare bene, ma ci siamo divertiti. Tra parentesi, “del vino” vuol dire quattro bicchieri di prosecco a seguito dei quali io e Simo eravamo allegri mentre Valentina era praticamente ubriaca persa, con capogiri, perdita di concentrazione, e tutto il resto :°D dopo i primi tre bicchieri di vino ci hanno raggiunto Carla e Federico, ci siamo presi la pizza peggiore di tutto il creato e, mentre loro sono tornati in vaporetto, noi ce la siamo di nuovo fatta a piedi per fermarci in un altro baretto per il quarto prosecco della serata. In albergo non ci abbiamo messo molto ad addormentarci, distrutti dal lunghissimo giro e con le gambe doloranti. Probabilmente la giornata più “piena” in ogni senso, molto soddisfacente sotto ogni punto di vista.

Mi scuso se il resoconto del quarto giorno, tra una cosa e l’altra, nonostante sia stato forse il migliore del viaggio. Sono un po’ stanco e non so cosa tirar fuori dal mio cervello per rimpolpare il diario! Ad ogni modo, beh, eccoci arrivati alla fine.

Giorno 5 (foto qui, 194-195) Oggi ci limiteremo a tornare a casa dicendo addio a Venezia. Voglio quindi dedicare questa ultima parte del diario ad acune considerazioni finali sul viaggio, tutto quello che mi viene in mente e che non sono riuscito a dire nel descrivere gli altri giorni.
La città: a dispetto di quello che può sembrare in certi punti, Venezia mi è piaciuta veramente, veramente tanto. Ok, i prezzi sono alti e i Veneziani non sono l’emblema della gentilezza, ma la città in se è bellissima. L’atmosfera che si respira è quasi fiabesca, soprattutto per il fatto che i palazzi sono rimasti praticamente intoccati da quando sono stati costruiti, eccetto restauri. Non so se sia così, ma l’impressione è di girare in quella che Venezia era ed è sempre stata. Un po’ come calarsi nel medioevo, o nel Rinascimento o quel che è, e non è un’esperienza che capita spesso.
L’albergo: l’hotel Al Nuovo Teson, mi pare si chiamasse così, rispetta le promesse. Un alberghetto a due stelle con personale gentilissimo e disponibile che in qualche modo riesce a sopperire alle mancanze della struttura. La stanza niente di che, non piccola ma non spaziosa, in finto arredamento veneziano, abbastanza confortevole ma nulla più. Un bagno piccolo in maniera ridicola purtroppo è un gran difetto, e ci sarebbe qualcosa da rivedere nella disposizione del bidet e della doccia. Ecco, una cosa che invece proprio non tolleravo era il fatto che il personale delle pulizie avesse il vizio di mettere l’aria condizionata a pallone nonostante noi la lasciassimo quasi spenta anche mentre non c’eravamo. Colazione sopra la norma, almeno per i due stelle, anche se un cameriere a pulire i tavoli ogni tanto non avrebbe fatto poi schifo.
Il vaporetto: credo che mezzo di trasporto pubblico più scomodo e peggio congegnato non esista in tutto il globo, cristo. È venuto mal di schiena a me, che ho guidato una 126 per un anno, a star seduto su quella roba! Inoltre vabé, il prezzo esorbitante di ogni corsa lo giustifica solo se si devono trasportare delle valigie, altrimenti si prendono i piedi e si cammina, sticazzi. Certo, ci sale un po’ di tutto quindi può anche essere un’esperienza…
La compagnia: su Simonetta e Valentina non ho niente da dire. Con loro mi trovo praticamente sempre bene e questa vacanza, così come quella a Torino, non ha fatto eccezione. Mi ha un po’ colpito, in senso negativo, la domanda notturna di Valentina (ne ho parlato, no?) ma per il resto tutto ok. Ci siamo divertiti, siamo stati bene, e credo che tutti siamo d’accordo sul fatto che faremo altri viaggi assieme, sperando di essere un po’ fortunati! Con Carla e Federico è un po’ un altro discorso: di Carla non ho sopportato il vizio di fermarsi ad ogni cazzo di negozietto e quello di tirar fuori il taccuino per tener conto delle spese quando eravamo tutti assieme. Sono dell’idea che i conti si facciano in tasca propria e non di fronte agli altri, ma può essere una chiusura mentale mia. Poi mi è sembrata un po’ molto pigra e troppo legata a quel suo viaggio a Barcellona. Detto questo, è stata comunque una compagna piacevole e ha fatto lo sforzo di organizzare il viaggio, cosa di cui la ringrazio molto! In Federico ho notato un’ansia eccessiva che lo portava a vedere il mondo andare a rotoli al primo disguido. In certi momenti ha fatto venire il magone anche a me -che pure posso dire di essere un “viaggiatore esperto”- tanto da essere tentato di a) mandarcelo a cagare oppure b) stenderlo con un colpo di karate. Si è fatto perdonare con una grande simpatia e ironia (anche su se stesso) che lo hanno reso, in fin dei conti, un compagno di viaggio molto godibile.
In fin dei conti: sono molto contento di aver fatto questo viaggio. Molte cose sono andate storte ma il bilancio, almeno per me, alla fine è più che positivo. Spero di farne altre, vacanze così, solo magari in posti in cui si possa mangiare a prezzi decenti! XD

così si conclude questo piccolo diario di viaggio. spero che vi siate divertiti a leggerlo e di essere riuscito a dare l’idea di come sia andata veramente la vacanza. da domani, il blog riprende il suo normale corso con cazzate, recensioni, cazzate e cazzate. grazie a tutti!

V-v-viaggio! parte tre

La mia memoria già inizia a svanire. Devo dire la verità, pensavo che questo diario mi avrebbe preso moooolto meno tempo e invece credo che prima della fine della settimana non riuscirò a finirlo. Questo perché devo studiare (soz) anche se non ne ho voglia… quindi devo comunque limitare il tempo che passo qui al Word Processor.

Giorno 3 (foto qui, da 52 a 123) Stanotte abbiamo tutti dormito abbastanza bene, forse più per la stanchezza accumulata ieri che per altro. Ovviamente abbiamo spento l’aria condizionata durante la notte in modo da non rischiare altri strappi-stiramenti o compagnia cantante. Colazione abbondante per mantenerci un po’ in forze, due paninetti preparati giusto per avere qualcosa da mettere sotto i denti in caso di emergenza e, via!, oggi si va per il Sestiere di Dorsoduro. Io amo questo nome, mi ricorda troppo Harry Potter. Dopo Dorsoduro andremo a vedere anche i quartieri di Grifondoro? *_* Coomunque, c’è da dire che a Venezia gira VERAMENTE ogni tipo di essere umano possibile e immaginabile. Dopo un bisonte americano e un supermegaemo ieri, ci siamo trovati sul vaporetto Robert Downey Jr, Baffo, Zia May e Lupin III. Tanto per informazione, visto che poi detta così potrebbe contare poco, abbiamo preso il vaporetto fino al ponte di Rialto. Io ci sono quasi rimasto male dopo aver visto quanto è grande e… e… boh, semplicemente figo. Cioè, un ponte a tripla corsia (non mi capite? Guardate le foto su internet) strapieno di gente e negozi di ogni tipo. E infatti per attraversarlo ci abbiamo messo qualcosa come mezz’ora a causa del -fastidioso, devo ammetterlo- vizio di Carla di fermarsi ad OGNI SANTISSIMO NEGOZIETTO. Ok, ok, continuiamo. (sono già passato dallo stile diariale allo stile racconto e basta, avete notato?) Dopo il ponte di Rialto ci siamo diretti verso Campo San Polo (si, perché qui le vie sono calli e le piazze sono campi) ma, mentre oltrepassavamo il ponte di nonsocosaperchésullamappanoncompare, abbiamo beccato un… indovinate cosa? Esatto, un gondoliere! Ora, come evincerete dalle foto, avevamo appena comprato il cappello da gondoliere per Oliviero e Valentina era vestita proprio con una maglietta a righe che richiamava lo stile di quelle dei gondolieri -per l’appunto. Scambio di battute:
“scusa, potete farvi una foto assieme?”
“ostregheta, serto che si!”
*click*
“dì, ve lo volete fare un siro in hondola?”
“solo se ce lo fai pagare 60€”
“ostrega se siete tirchi. Va bon dai, salite.”
Non proprio così, ma la dinamica è stata quella. Ci siamo ritrovati così a fare la conoscenza di Andrea Mezzaval, simpaticissimo gondoliere che per il un prezzo economicissimo ci ha fatto fare un bellissimo giro in gondola. Credo sia stata la cosa dal miglior rapporto qualità/prezzo in tutto il viaggio. Andrea è stato veramente, veramente gentile e nonostante il prezzo irrisorio ci ha fatto fare un bel giro per i canaletti finendo poi sul Canal Grande, e ritorno. È stato molto piacevole, nonostante il caldo, e abbiamo parlato sia di Venezia che della Sardegna, essendo lui stato a Buggerru qualche anno fa. Dopo questo giro e svariate foto siamo ritornati in campo San Polo da dove, lasciati Federico e Carla a pascolare, abbiamo raggiunto una zona di Venezia un po’ particolare. Non starò a dilungarmi in dettagli, per lo più il motivo non era niente di speciale, ma siamo passati per certe viuzze veramente carine e per l’ironica Ca’ Stretta, tanto stretta da essere costretti a camminare in fila indiana :°D una cosa che non mi piace, di alcune vie di Venezia, è la puzza tremenda che aleggia e che proviene un po’ dalla terra stessa un po’ dall’acqua. Purtroppo questa zona aveva questo difetto, quindi perdeva qualche punto, ma per il resto, molto pittoresca. Dopo un pranzo a base di tramezzini per me e di panino con la mortadella (“vi posso aprire il pane e affettare la mortadella, ma il panino imbottito ve lo fate voi” mavaffanculo) per gli altri, condito con un insalata e dell’uva mangiati rigorosamente ai piedi della porta di qualche casa in un vicoletto sperduto, ci siamo diretti alla famosa Università di Ca’ Foscari. Non la conoscevate? Nemmeno io. Pare sia comunque una delle migliori università di lingue straniere di tutta Italia, seconda forse solo all’Orientale di Napoli (si chiama così, no?). Mi chiedo come facciano gli studenti Veneziani a raggiungerla, visto che il giro da fare per arrivarci è qualcosa di incredibilmente scomodo e assurdo. Nonostante ci sia un attracco per le barche sul Canal Grande, poi, i vaporetti non fanno fermata all’Università. Molto, molto intelligente… quando siamo arrivati, abbastanza incuriositi dal bell’edificio esterno, ecco la brutta sorpresa: per entrare, si paga un biglietto da 4€! ma cristo santissimo, è un’Università pubblica, non me ne può fregar di meno del giro guidato per le aule… e devo comunque sorbirmelo anche se il mio unico -e sottolineo UNICO- interesse è vedere l’università dentro? Non mi interessa altro, per dio, perché DEVO sorbirmi la visita guidata? Vabé: ed eccoci quindi tutti meno Valentina buttati sulle panche nell’androne condizionato aspettando che il giro turistico di un’ora termini. Per lo meno ci siamo riposati e io mi sono anche finito il libro che mi ero portato! Non dico che sia stata una sosta utile, non per noi, ma almeno ci siamo rinfrescati un po’ dopo il caldo che abbiamo (mal) sopportato in giro. Mi sono preso anche un po’ di tempo per osservare le qualità architettoniche del suddetto androne… eccone il risultato:

“bell’edificio, molto luminoso, ma le rifiniture sono decisamente grossolane, almeno negli interni. Trovo che la scelta di non ricoprire del tutto i mattoni dell’edificio antico sia decisamente di dubbio gusto, ma credo (e spero) che siano semplicemente i “non finito” di un lavoro ancora da completare. Altrimenti, che schifo.”

No, non avevo altro da fare. Dopo la visita a Ca’ Foscari ci siamo diretti verso la fermata del vaporetto e siamo tornati in albergo. Abbiamo mangiato degli altri panini con la mortadella (si, perché al supermercato ce ne hanno tagliati TRE ETTI contro i due che avevamo chiesto) e siamo riusciti alla ricerca di un gelataio che non costasse miliardi. Qui altre brutte sorprese sui cibi a Venezia: una pallina di gelato a 1,50€, pasta aglio e olio a 12€, piatto di lasagne a 14€… una follia, insomma. Capisco che Venezia sia un posto piccolo che vive di turismo, ma il turismo non è certo ladraggio. C’è un limite a tutto, e questa città lo supera abbondantemente. Non fraintendetemi, però, a me Venezia piace molto e… vabé, tutte le altre considerazioni alla fine. Sto solo dicendo che a volte, Venezia è esagerata senza ritegno! Dopo il gelato ci siamo fatti un altro giro a Rialto e ce ne siamo tornati in albergo, stavolta per dormire.

Notte Non mi dilungherò oltre. Avete visto quel cartone della Disney dove Paperino è alle prese con un rubinetto che gocciola? Ecco.