Affinità

Affinità di coppia. Quando i miei amici sposati mi invitano a cena a casa loro, li osservo e mi chiedo cosa sia. Se lo stare assieme la maggior parte del tempo libero senza uccidersi, se completarsi le frasi a vicenda, se riuscire a non far sentire mai nessuno il terzo incomodo.

Me lo chiedo anche quando esco con quelli che, per ora, sono “solo” coppia. Il gioco di sguardi, i contatti casuali ricercati, i sorrisi, le battute, quel bacio di sfuggita che pensi non ti veda nessuno.

Stamattina sono uscito di casa presto, per la prima volta dopo tanto tempo in totale silenzio. Avrei passato la giornata fuori, dalle sette fino a sera inoltrata, forse anche le dieci. Oggi è il giorno del lancio di quel gioco che aspettavo da tempo, ma il lavoro viene prima. Andrò domani, anche se non sarà la stessa cosa. Devo convincermi che sono cresciuto e che queste cose non mi cambiano la vita.

Dopo il lavoro sono morto, vado a bere una birra con un collega per rilassarmi un attimo. L’amicizia tra colleghi, che bella cosa! Sono le undici passate quando abbiamo finito con quella maledetta consegna, non ha senso tornare a casa. Tu starai già dormendo, parleremo domani. Alla fine i nostri litigi li risolviamo sempre.

All’una faccio scattare piano la serratura. Sono un po’ brillo, ma riesco comunque a fare piano. Vado un attimo in cucina per bere dell’acqua, poi mi preparerò e andrò a letto. Ma sul tavolo, accanto alla bottiglia e ad un bicchiere già pieno, trovo anche una busta con un nome familiare, la scatola del gioco che aspettavo, un tuo biglietto.

Ecco, secondo me è questa.

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