Arrivano di notte e chi li ferma più

Con Oliviero capita spesso che, mentre ci si confidano delle cose, lui mi chieda se non mi prenda mai del tempo per pensare a me stesso, tirare le somme, riflettere su come mi vanno le cose.

Io in genere rispondo di no, che non lo faccio spontaneamente. E lui mi dice che dovrei, perché è utile per mettere ordine in testa, fare chiarezza su quelle cose che ci confondono e non ci permettono di pensare, di concentrarci. E ha ragione.

Ogni volta però mi dimentico di obiettare che se non lo faccio, di prendermi questi momenti spontaneamente, è solo perché spesso arrivano da soli senza che io glielo chieda. E quando arrivano, e sfondano le difese della mia testa, non c’è niente da fare. Qualsiasi cosa io stia facendo, pensando, leggendo, ascoltando, perde di significato. E devo affrontare questi pensieri. Altrimenti non mi lasceranno andare.

Ieri, per dire, è successo. Stavo per andare a dormire e avevo in mano la prima parte di 1Q84, volevo leggere un po’ prima di lanciarmi tra le braccia di Morfeo. Ma loro sono arrivati. Ho dovuto mettere da parte il libro, sistemare bene il cuscino, chiudere gli occhi e iniziare.

Cosa ti sta succedendo? chiedevano. A cosa stai pensando, cosa vuoi fare? Non sapevo esattamente a cosa si riferissero, quindi mi sono risposto un po’ come volevo io, sugli argomenti che volevo io.

E le risposte, come al solito, non mi sono piaciute per niente.

  • Le risposte che arrivano non piacciono tipo MAI. In effetti va bene così, è necessario e positivo doversi rimettere in discussione ogni tanto e certo, non ti dà quel senso di stabile che chiunque vorrebbe però forse è questo il segreto: che è la stabilità il nemico, chissà.

    • lightingcloud

      Può anche darsi. Ogni tanto però non farebbe schifo, anche se più che “stabilità” forse preferirei la “tranquillità”…