Assorbire

E quindi, pensavo, sarebbe carino prendere con me stesso l’impegno di scrivere almeno una volta alla settimana, anche più se ne ho bisogno o ne ho voglia, per spingere un po’ fuori quelle riflessioni che mi sto tenendo un po’ dentro perché credo che nessuno abbia voglia di starmi a sentire sparando fanfaronate… o abbia voglia, io, di dirle ad alta voce.

Assorbire è la parola chiave di questa riflessione che mi è venuta, nuovamente, forte, mentre leggevo Bambini nel Tempo di Ian McEwan – che tra parentesi mi sta piacendo un sacco. Assorbire e buttare fuori, una metafora per nulla originale che richiama in piccolo quella della gyre di Byron Yeats che ho utilizzato nella mia tesina di fine liceo, nel senso che ci sono periodi della mia vita in cui assorbo, e assorbo, e assorbo, nozioni, storie altrui che possono venire dai libri o dai film, nuovi modi di rappresentare o esprimermi dai fumetti e dai videogiochi, accumulando e accumulando attorno a me finché non mi sembra di aver acquisito abbastanza armi da poter affrontare il mondo e gli altri, confronto che ho sempre trovato estenuante da quando ho imparato davvero cosa voglia dire affrontare il mondo, a differenza del go with the flow dei miei anni del liceo.

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Un ciclo, dicevo, perché a volte tutto quello che ho assorbito mi sembra diventare inutile e sparisce, oppure sento il bisogno di accumularvi accanto qualcosa di nuovo, e ricomincio. E ogni volta è più difficile, più complesso, più lungo. La prima volta quando è morta Manuela, quando ho iniziato per la prima volta ad assorbire cose nuove, la prima volta che mi sono reso conto di quanto fosse falso e vuoto il mondo che avevo attorno. Poi quando ho scoperto di avere il morbo di Crohn che ha rivoluzionato praticamente tutta la visione che avevo di me stesso, quella visione in cui la resistenza fisica era – quasi – l’unico mattone fisso. E, quando ancora non avevo finito di accumulare per ricominciare di nuovo, la morte di mia nonna questo dicembre e di nuovo un mondo nel quale mi sembrava di dover partire da zero per trovare un nuovo centro. Ogni volta più cose nuova da assorbire per creare dei nuovi mattoni, ma ogni volta anche più mattoni sopravvissuti all’ultimo colpo…

Mi sa che con lo psicologo dovevamo concentrarci su qualcosa di diverso dal mio amore del cibo.