Dell’amore e di Altri Demoni

«Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l’amore poteva tutto. – È vero – le rispose lui – ma farai bene a non crederci.»

Recensire un libro è una cosa che non faccio da un sacco di tempo, soprattutto perché col tempo mi sono convinto che poi tanto bravo, a recensire libri, forse non sono. Ma forse è perché mentre è abbastanza facile parlare di film, videogiochi, anime, di quelle cose insomma che hanno un riscontro visivo effettivo, cercare di trasmettere quelle immagini che le parole di un libro regalano alla mia immaginazione è ben più difficile di usare uno screenshot, o una foto, o una scansione. È difficile parlare di sensazioni, per quanto forti esse siano.

Però, come avevo già tentato tempo fa con Norwegian Wood e con La Banda dei Brocchi, oggi voglio tentare con questo splendido libro che in neanche ventiquattro ore è riuscito ad entrare nel mio pantheon personale dei libri che non mi sarei mai voluto perdere per nessun motivo.


Cosa voglio cercare di trasmettere, parlando di Dell’amore e di Altri Demoni (Del Amor y Otros Demonios)?

Il fatto che sia di uno scrittore arcinoto al mondo intero come è Márquez mi dissuade dal dirvi di quanto il libro sia scritto bene. Anche perché è sempre un azzardo dirlo, quando si tratta di una traduzione.

Però potrei cercare di descrivervi quanto forte sia stato il mio desiderio di conoscere a fondo lo spagnolo (o almeno presumo sia spagnolo, essendo lui colombiano) per poter leggere la splendida prosa di Márquez nella sua lingua originale. Anche attraverso la traduzione, sono rimasto impressionato da come le parole sembrassero capaci di parlare con una voce suadente, di scorrere e scivolar via lasciando un segno che finora quasi solo Murakami era riuscito a lasciarmi.

Oppure potrei provare a parlarvi di Sierva María, di quanto mi sia innamorato di lei fin dalla sua prima apparizione, e di come questo amore crescesse capitolo dopo capitolo, e assieme a questo amore crescesse anche la tristezza della consapevolezza di un finale che, si capiva, sarebbe stato impietoso. Anche se forse non mi immaginavo quanto lo sarebbe stato.

Quello che vorrei davvero trasmettermi è che, forse, quello che mi ha dato questo libro non me l’aveva dato mai nessun altro. In tante letture ho provato davvero quasi tutte le emozioni possibili. Ma chiudere un libro e rendermi conto di essere stato sedotto… no, quello mai.

Assolutamente da rileggere. Perché anche se sono consapevole di averci messo tutta l’attenzione possibile ho la sensazione che questo libro abbia ancora tanto da raccontarmi.

E senza lasciare tempo al panico si liberò della materia torbida che gli impediva di vivere. Le confessò che non passava un istante senza pensare a lei,che tutto quanto mangiava e beveva aveva il sapore di lei, che la vita era lei a ogni ora e ovunque […]. Continuò a parlarle senza guardarla, con la stessa fluidità e lo stesso calore con cui recitava i versi, finché ebbe l’impressione che Sierva María si fosse addormentata. Ma era sveglia, con i suoi occhi da cerva impaurita fissi su di lui. Si azzardò solo a domandare:
«E adesso?»
«Adesso nulla» disse lui. «Mi basta che tu lo sappia.»

  • Cerco da tempo l’occasione di leggere un romanzo che parli d’amore ma che sappia prendere le distanze delle solite baggianate piene di roba già vista. Che sia questo? Dall’estratto l’impressione è molto buona. Indagherò in biblioteca 😉 Grazie per la segnalazione!

    • lightingcloud

      Credo che cercare Márquez per qualcosa di non banale sia un po’ andare sul sicuro, anche se di suo devo ammettere di non avere mai letto altro di suo! 😛