Domenica, maledetta domenica.

Che poi no, non è vero, le domeniche non sono poi così tremende. Vero, non c’è molto da fare e, vero, in tv fa tutto schifo. Però quando il tempo fuori è così, che ci vuoi fare oltre che niente? E allora ne approfitti, che era una settimana che volevi scrivere qualcosa ma non c’avevi mai il tempo, tra visite mediche e la seconda lettura (orgh) del Filebo. Ovviamente ora che il tempo ce l’hai ti sei scordato cosa volevi scrivere…

Aggiornamenti, sì, aggiornamenti! In fondo il blog a questo serve, no? Oltre che a postare, dopo questo, un altro post a pagamento. Tralasciamo. Le recensioni sono un po’ ferme perché al momento sto guardando solamente anime in corso d’opera mentre i film li ho praticamente mollati nell’oblio (riprenderò, I swear, anche perché ho un paio di chicche ùrende da vedere). Tra parentesi dalle cinque serie di sto post siamo passati a nove con la possibilità di una decima in arrivo. Eh.

Quindi, aggiornamenti, l’ultima visita di controllo sarebbe andata bene se il giorno prima l’inverno non fosse entrato sfondando porte e culi e m’avesse causato una delle domeniche peggiori da quando ho iniziato il cortisone, quindi il lunedì ancora ne risentivo e ciao, dieci giorni di antibiotico che non si sa mai. Però nel complesso sto meglio, davvero, mangio sempre un sacco di cose buone che tre mesi fa non avrei mai pensato di ingurgitare, le giornate passano più spesso senza il minimo dolore che con qualche ritorno di fiamma e questo è un meglio. Sto facendo una valanga di visite, robe che nemmeno credevo esistessero, davvero, robe che surreale non rende l’idea, vaccinazioni comprese, però oh. Prima poi anche basta, vero?

Ecco, l’unica è che riprendersi non è così veloce come pensavo. Che poi veloce, io pensavo ci volessero due o tre mesi, ma che poi fossimo a posto. No? Solo che dopo due o tre mesi la lucina in fondo al tunnel si intravede appena, ma proprio sforzandosi, e questo è un po’ così. Non ho fretta, ma dipende anche da cosa uno intenda per fretta. Ché di sto passo mi laureo che sto ancora male (e questo è un malissimo, per come gestisco l’ansia io, ma lasciamo stare. Diazepam mon amour).

E soprattutto la questione che questa crisi è stata talmente improvvisa da non dare tempo a nessuno di chiedersi come affrontarla. Quindi tu non eri pronto e ci hai rimesso un sacco, ma hai anche avuto modo di capire meglio cosa avevi attorno. E come dicevo, è ora di tagliare i rami secchi. Il problema è che Quando tagli i rami secchi, il primo effetto è un albero brutto e spoglio. Anche se, mi ricorda la buona Fra’vedi poi che i fiori ricrescono.