Draquila ~ L’Italia che Trema

Trama: Un giorno, la terra trema. Una città viene distrutta, i suoi abitanti muoiono tra le sue macerie. Un giorno, ad un uomo vengono dati poteri speciali per gestire l’emergenza. Ma all’ombra di tutto questo, in Italia, non può che esserci del marcio.

Uscito dalla sala del cinema, ho subito detto che questo film non era recensibile. Bellissimo, assolutamente da vedere, ma non recensibile. Tornando a casa, però, ho avuto una piccola illuminazione.

Cos’è, effettivamente, Draquila? Sapevo a grandi linee che sarebbe stato un documentario sui recenti scandali della nostra povera Italia e che presumibilmente, dal nome, avrebbe preso piede dal terremoto a L’Aquila. Sapevo che Massimo Bondi -in una delle sue più riuscite figure di merda- lo aveva definito come fazioso, e con lui tutta una serie di esponenti della destra italiana. Dalla sinistra, dal PD cioè, il buio. Avevo un accenno di Serena Dandini e Dario Vergassola, la garanzia di una splendida Sabina Guzzanti… sull’effettiva sostanza, però, niente di niente.

Cosa è stato per me Draquila? Un horror. Pensiamoci, gli elementi ci sono tutti: i morti, la catastrofe, i mostri, gli scenari apocalittici… ma i morti sono veri, la catastrofe anche e i mostri non sono zombie: sono speculatori. Draquila è un horror, si, ma un horror vero. L’orrore fatto non dallo spavento, ma da quella paura subdola della consapevolezza che lo Stato ti ha abbandonato in favore dei soldi, dal sapere che non ti puoi più fidare di nessuno.

Il terrore, la visione raccapricciante dello stato in cui vivono/vivevano i poveri rifugiati delle tendopoli, lo stato militare di queste piccole cittadine, l’annullamento di tutti i diritti civili approfittando delle ferite subite dalla popolazione, il lavaggio del cervello, la censura.

Cose che pensavamo potessero accadere in Venezuela, in Cile, a Cuba e che invece scopriamo avvengono nella nostra penisola, sulle nostre teste.

Due immagini di questo film mi hanno sconvolto. La prima, la voce della famosa telefonata “io alle tre e mezzo del mattino nel mio letto ridevo, un terremoto in Italia non capita tutti i giorni” seguita dalla voce disperata di un uomo che quella mattina non rideva, i figli de L’Aquila non ridevano, i morti non ridevano. La seconda, la risposta al perché il PD del film non parli: perché la loro tenda, la tenda nella quale i cittadini avrebbero dovuto trovare una mano nella protesta, era in realtà l’emblema di un’opposizione che semplicemente non c’è.

Sfido, io, a dire che questo film è fazioso. Non guarda in faccia a nessuno e dice solo la verità ad entrambe le parti. Una verità, purtroppo, che quelli che andranno a vedere questo film già conoscono. E che si dovrebbe trovare il modo di far uscire da questa ristretta cerchia di persone senza volerne per forza fare uno strumento di lotta politica.