Evoland (o, C’era una volta il JRPG)

Tra i vari tipi di videogioco se ne può distinguere una un po’ particolare, la categoria scherzo. Nella categoria scherzo ci sono quei giochi che nascono con l’intenzione di essere ben poco seri, o seri solo per finta, per finire con il criticare una situazione dell’industria videoludica (DLC Quest), semplicemente per prendere in giro il mondo videoludico attraverso più o meno note citazioni (Eat Lead), per puro e semplice fanservice (Breath of Death VII). Poi ci sono quelli che, tra una risata e l’altra, ci raccontano la storia del videogioco non sono attraverso le citazioni, ma attraverso un vero e proprio sviluppo grafico, del sonoro e del gameplay. È questo il caso di Evoland.

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Un po’ di nostalgia…

Partendo col nostro eroe si può muovere solo a destra, cassa del tesoro dopo cassa del tesoro avremo il movimento tridimensionale, le grafiche in 8, 16, 32 bit, techiche e oggetti, un nome, una storia, tutte quelle cose che nel 2013 ci sembrano scontate ma che così ovvie, fino a nemmeno tanto tempo fa, non lo erano proprio per niente.

... tra momenti ridere...
… tra momenti ridere…

Ovviamente senza che nessuno si aspetti poi questo granché. Evoland dura tre ore al massimo, forse quattro se vogliamo esplorare ogni singolo pertugio del piccolo mondo di gioco, ed è comunque un progetto uscito dai Greenlight di Steam, un indie duro e puro, ma che nel suo essere un progetto quasi amatoriale riesce a tirare fuori davvero un bel lavoro.

... e momenti piangere.
… e momenti piangere.

Non si può parlare certo di gioco di ruolo, alla fine, e nemmeno di titolo educativo. Ma di un bel momento nostalgico, di quei momenti che durano tre ore, probabilmente sì. Questo weekend è in sconto, tra l’altro, quindi se avete qualche spicciolo sulla carta e un paio d’ore libere direi che adesso sapete cosa fare.

  • Con la grafica tridimensionale è davvero puccissimo *_*