Harry Potter e i Doni della Morte

Autore: J. K. Rowling

Trama: dopo la morte di Silente, Harry ha una sola missione: recuperare e distruggere tutti gli Horcrux, gli oggetti in cui Voldemort ha racchiuso la sua anima nel tentativo di diventare immortale. Ma per trovarli dovrà passare diverse prove e risolvere molti indovinelli ideati dallo stesso preside. Nel frattempo, però, Colui-che-non-deve-essere-nominato fa le sue mosse e l’intero mondo della magia è costretto a mettersi contro il Prescelto.

abbiamo ripreso in mano questo ultimo libro trascinati dall’entusiasmo che il (pessimo) film da poco uscito nelle sale ha riacceso verso questa bellissima serie Fantasy, una delle poche serie del genere completamente originali dopo la famosa opera di Tolkien. Lo abbiamo letteralmente divorato (del resto, le 600 pagine del libro sono scritte in maniera tale che una edizione economica ne durerebbe massimo 250) e siamo rimasti… tremendamente delusi. Lo stile della Rowling lo conosciamo già: è lo stile di una casalinga che di punto in bianco si trova a scrivere una serie di sette libri destinati ad affascinare lettori di tutto il mondo. Niente di eccezionale, sicuramente uno stile scorrevole e leggero che non si sottrae alle difficoltà di descrivere con -relativa- minuzia di particolari lo strano mondo di Harry. È nel punto di forza del romanzo che sta anche il suo punto debole: la Rowling è inesperta, incapace di gestire al meglio le situazioni che lei stessa mette in un calderone troppo piccolo e finiscono per trabordare. Se per più della metà del libro abbiamo davanti il solito Potter, ad un certo punto siamo sconcertati di fronte alla più geniale (forse) e peggio gestita (sicuramente) trovata dell’intera saga che smorza ogni entusiasmo e spegne gli animi, lasciando che gli ultimi dieci capitoli circa del romanzo scorrano nella più totale indifferenza eccetto alcune scene più movimentate, comunque avvincenti. La Rowling pretende troppo da se stessa e rischia di rovinare l’impresa per la quale sarà comunque ricordata: creare un mondo fantasy originale, separato dalla Terra di Mezzo di Tolkien e riuscire a far si che questo mondo penetrasse nell’immaginario di milioni di persone. Avrebbe potuto finire meglio, ma non possiamo comunque esimerci dal fare i nostri complimenti all’autrice.