Il Maestro e Margherita, due parole

C’avete presente quel libro di cui tutti vi parlano, bene, al quale non dareste una cicca masticata più per pregiudizio che per altro, indifferenti al massimo persino alle parole delle persone più fidate con le quali condividete la passione per la lettura?

Quel libro, magari un classico russo, che non sapete assolutamente in che contesto sia inserito e di cosa parli, e siccome non sentite MAI parlare di scrittori russi che non siano Tolstoj o Dostojevski associate direttamente un, chessò, Bulgakov (a caso, proprio) a loro due, a quel loro stile che trovate sopportabile per non più di 100 pagine e ce ne passa, e che quindi appena scoprite che il libro in questione è un mattone di 400 e passa pagine decidete in automatico che non lo leggerete mai e poi mai, con buona pace di vostra madre e dei vostri amici che lo definiscono stupendo? Che poi magari decidete di leggere qualche classico in più rispetto alla vostra media di classici dell’ultimo anno (pari allo zero tendente al negativo) e approfittando di avere appena preso un ebook reader e di una qualche promozione della Newton Compton sconfondete tale libro per un classico (o per la vostra idea di classico) e iniziate a leggerlo e ci restate malissimo e benissimo, a seconda?

Le copertine ingannano!

All’incirca più o meno quello che sto passando io mentre navigo, all’incirca più o meno ogni sera, a suon di all’incirca più o meno un paio di capitoli alla volta, tra le pagine de Il Maestro e Margherita di (ma dai) Bulgakov.

E c’è che tu ti aspettavi, chessò, una pallosissima storia romantica tra un maestro di scuola elementare e una sedicente contadinotta, e tanti drammi per la diversa ragione sociale, e i quindicimila nomi, patronimici, cognonimici, titoli, nomignoli, che tanto piacciono ai russi e che ogni volta ti ci vuole una mappa concettuale per capire chi stia parlando o di chi si stia parlando.

E ti ritrovi con la storia di quello che t’è parso di capire sia il Demonio, quello con la D maiuscola, che a spasso con un paio di servetti presi a caso tra un demone servitore random, un gatto stregato e una succube si diverte a gettare il panico tra le alte cariche (una più assurda dell’altra) di una Mosca che tu non hai mai visto ma che per qualche motivo ti pare di avercela lì, a portata di mano.

E previsioni di morte assurde, e morti assurde e resurrezioni, e Ponzio Pilato che s’incazza perché non vuole crocifiggere Gesù, e rubli che si trasformano in rubli, magie e teletrasporti, e tu dopo centocinquanta pagine sei ancora lì che ti stai chiedendo cosa di preciso stai leggendo. Che un libro così tra le mani non t’era capitato mai e speri di poterlo metabolizzare entro la fine, altrimenti sarebbe una gran perdita.

Il Maestro e Margherita è tipo davvero una delle esperienze più strane della tua vita. E non l’hai finito, ma sai già che è bellissimo.

  E accadde una cosa mai vista. Il gatto rizzò il pelo e miagolò in maniera straziante. Poi si raggomitolò a palla e, come una pantera, saltò dritto sul petto di Bengalskij e di qui gli saltò sulla testa. Emettendo gorgoglìi il gatto si afferrò con le zampe grassocce ai radi capelli del presentatore e urlando selvaggiamente, con due giri, strappò quella testa con tutto il collo.

Duemila e cinquecento persone nel teatro urlarono all’unisono. Il sangue sprizzò a fontanella dalle arterie lacerate del collo verso l’alto e si riversò sullo sparato e sul frac. Il corpo senza testa assurdamente incespicò con le gambe e crollò al suolo. Nella sala si udirono grida isteriche di donne. Il gatto consegnò la testa a Fagotto, questi la sollevò per i capelli e la mostrò al pubblico e quella testa urlò disperatamente per tutto il teatro:

«Un dottore!».

(Questo pomeriggio viene a farmi visita mia madre e se ne riparte domani, sempre di pomeriggio, quindi non penso che venerdì riuscirò a scrivere/postare qualcosa. Però vi prometto che guarderò tanta roba brutta e che da lunedì ci faremo di nuovo un sacco di grasse risate. Buon weekend!)

  • Zollmaister

    L’ho letto anch’io… si molto strano nè xD

    • lightingcloud

      di tanto in tanto mi spaventa. molto XD