In Città Zero Gradi

Glattauer me l’ha fatta di nuovo. E sì che il suo secondo libro, La Settima Onda, mi raccontava di un artista già in declino dopo lo splendidamente leggero Le Ho Mai Raccontato del Vento del Nord. E sì che a questo libro ho voluto dare una speranza ma solo se regalato, o in versione molto economica.

Le occhiaie ~e la pettinatura~ sono colpa del libro. Sono le 7 e ho sonno. Mi sono addormentato alle 2.
Le occhiaie ~e la pettinatura~ sono colpa del libro. Sono le 7 e ho sonno. Mi sono addormentato alle 2.

E invece. E invece forse si sarebbe persino meritato il prezzo pieno. Che, diciamocelo, non se lo meritano in molti. Eppure, mi direte voi, questo non sembra un libro molto profondo. O che ti lascia davvero qualcosa. Di quelli che ti fanno riflettere.

Vero. Ma un libro può essere bellissimo anche in un altro modo. Può essere bello con la sua leggerezza, appunto. Può essere bello perché un capitolo sì e l’altro pure, alle due di notte, devi soffocare le risate per non svegliare il tuo coinquilino  Può essere bello perché capitolo dopo capitolo ti trovi avvolto in una storia d’amore di una tenerezza infinita, di quelle che il tuo cuore romantico sogna assieme a mille altre storie romantiche, e per un momento quasi ti convinci che questa sarebbe la migliore che potrebbe capitarti mai.

Poi passa, certo. Non ti rimane, come con altri, la certezza che te lo ricorderai per sempre. Magari tempo un mese e te lo sei scordato.

Ma sapete cosa? Le Ho Mai Raccontato del Vento del Nord te lo ricordi ancora. E se anche ad un certo punto dovrai dimenticarlo, lo farai con la consapevolezza che di questo incontro, breve ma intenso, ne è veramente valsa la pena.

  • Perché quello sguardo spiritato, amorino? o.O

    • lightingcloud

      Avevo sonno ;_;