Infinite Undiscovery

Sviluppatore: tri-Ace
Produttore: SquareEnix
Piattaforma: Xbox360
Genere: Action RPG
Pubblicazione: Settembre 2008
Prezzo all’uscita: 39,98€

Trama: il mondo è nel caos a causa dell’Ordine delle Catene e del loro tentativo di incatenare la luna alla terra per garantirsi un potere eterno. Capell è il perfetto sosia di Sigmund, il Liberatore: quando i due si incontrano, capiscono subito che la strada da percorrere non sarà così semplice.

Vi ricordate di Infinite Undiscovery? Ve ne avevo parlato male proprio qui, sul mio blog. Ora, in attesa dell’uscita di Final Fantasy XIII e perché mi da fastidio avere troppi giochi non terminati, mi sono deciso a dargli una seconda possibilità. Com’è andata? Ma benissimo!

Almeno, rispetto alla prima volta. Perché è vero, questo gioco ha un sacco di difetti. Ma andiamo con ordine.

L’idea di fondo del gioco è qualcosa che un po’ tutti conosciamo. Impersonando un tizio qualunque, che magari ha qualcosa in comune con il capo dei ribelli, se così li vogliamo chiamare, ci troveremo a fare una piccola scalata verso la notorietà, non senza qualche passo falso, fino ad ottenere un riconoscimento da tutti gli oppressi e finire con lo sconfiggere il nemico. Bene, ottimo. Originalità zero? No, non direi: perché mi è piaciuta l’idea della luna incatenata alla terra, luna che nonostante sia sinonimo di distruzione è anche un simbolo di potere grazie ai glifi lunari. E c’è anche un po’ di originalità per alcune svolte della trama, anche se per i più esperti era tutto abbastanza prevedibile. Purtroppo la storia non è gestita al meglio, specie sul finale dove accadono si molte cose, ma quasi tutte, nonostante si tratti di avvenimenti importanti, lasciano il tempo che trovano anche sui personaggi che sono toccati più direttamente.

Personaggi che sono la bellezza di diciassette, una decina giocabili, divisi fondamentalmente tra guerrieri, arcieri, maghi e chierici. Purtroppo, anche se sono quasi tutto molto simpatici, non sempre sono bene caratterizzati, soprattutto per quei tre o quattro sfigati introdotti nelle ultime due ore di gioco e che praticamente non ci è dato conoscere se non attraverso i commenti (geniali, caratteristica del gioco che ho apprezzato molto) del protagonista accessibili dal menu.

Passando al comparto tecnico, anche ricordandomi che il gioco ha una certa età non posso non pensare che si poteva fare di meglio. I paesaggi in generale sono abbastanza curati, sicuramente molto profondi, con sezioni di mappa praticamente infinite da esplorare e segreti (sotto il nome di casse del tesoro) ad ogni angolo. Certo, la grandezza del mondo sarebbe stata più gradita se supportata da un modo per rendere più rapidi gli spostamenti e una mappa generale visualizzabile per capire la direzione da prendere per raggiungere una determinata location. Purtroppo molto è affidato alla nostra memoria e alla nostra pazienza, e Infinite Undiscovery non è esattamente il tipo di gioco che può permettersi queste scelte.

I personaggi principali sono abbastanza ben fatti, e anche gli NPC sono abbastanza vari in ogni città senza eccessive ripetizioni. I mostri, invece, da un certo punto in poi prendono ad assomigliarsi tutti tranne i colori fino ad arrivare ad un vero e proprio riutilizzo anche di alcuni boss incontrati nel gioco. Se la buona qualità delle texture (un po’ troppo luminose, forse) colpisce l’occhio, un po’ meno lo fa la qualità delle animazioni, che soprattutto nelle espressioni facciali e gestuali si dimostrano rigide a livelli quasi ingenui.

Per quanto riguarda l’audio, non possiamo certo dire che Infinite Undiscovery sia uno di quei giochi indimenticabili. Le musiche di Motoi Sakuraba (autore delle OST di Tales of, sigh) sono molto nella media, anche se il tema principale è carino e orecchiabile e rimane in testa anche a console spenta. I doppiaggi, purtroppo, sono solo in lingua inglese e non manca una punta di rammarico nel constatare che, come al solito, in Gran Bretagna la scuola di doppiaggio ha ancora molto da imparare. Possiamo sempre pensare che esiste di peggio, ma non è una buona scusa per non voler lasciare il doppiaggio originale giapponese, che in genere è ad un livello superiore.

Il sistema di combattimento è abbastanza semplice: formato un team da quattro, controlleremo solamente il personaggio principale mentre i compagni saranno gestiti da una IA non esattamente eccelsa. Gli scontri con i mostri avvengono in tempo reale, senza arene di combattimento specifiche: due pulsanti per gli attacchi, uno per richiedere le cure e i dorsali per interagire con i compagni -senza che la cosa si riveli indispensabile, comunque. Purtroppo la gestione dei menu in battaglia è molto confusa soprattutto quando si tratta di usare oggetti curativi, costringendo il giocatore a delegare questa funzione ai propri compagni di squadra che, purtroppo, non sempre agiscono come dovrebbero.

Tirando le somme, Infinite Undiscovery è un gioco che può valere la pena di giocare anche se non si è appassionati del genere. Non è estremamente longevo, la trama principale vale una ventina di ore di gioco in modalità normale, ma è un titolo che si fa rigiocare con piacere soprattutto per alcuni dungeon opzionali e per la curiosità che può nascere chiedendosi, se il boss finale è battibile al livello 50, cosa succede se si raggiunge il livello massimo di 255. Certo, può sembrare un’impresa ardua raggiungere il level cap, ma il dungeon aggiuntivo è una vera sfida anche per i giocatori più navigati che vogliono mettere alla prova la propria abilità.

Una trama non eccelsa ma buona, un buon livello di sfida e una realizzazione complessiva discreta ma non perfetta farebbero di Infinite Undiscovery un titolo sotto le righe, da soli appassionati o da giocatori a tempo perso. Purtroppo, bisogna scontrarsi con la dura realtà di un paesaggio next gen decisamente desolante che regala a IU il trono di uno dei migliori Action RPG usciti finora.

Grafica: 7/10
Musiche: 7/10
Giocabilità: 7/10
Longevità: 8/10
Originalità: 6/10
Globale: 7/10
Rapporto qualità/prezzo: Buono.
Non costa uno sproposito e vale i soldi spesi. Certo, preso in offerta è meglio, ma questo sempre.