Io Sono il Numero Quattro

Io Sono il Numero Quattro inizia in una foresta, o giungla. Più probabilmente la seconda. Un uomo e un ragazzo dormono all’interno di una rudimentale capanna. Scatta un allarme silenzioso, fuori dalla capanna c’è qualcuno. L’uomo si alza, impugna un coltello e va a controllare. Socchiude le “persiane”, se così le vogliamo chiamare, e sbircia fuori. Nessun pericolo. L’uomo si volta e fa un cenno al ragazzo, è tutto ok. Poi con un impennata al volume della musica il muro viene sfondato da dei tentacoli e l’uomo muore, il ragazzo fugge ma viene bloccato e ucciso.

Vi ho appena raccontato i primi cinque minuti del film. Avete individuato qualche cliché?

No?

Continuiamo.

Le immagini cambiano e siamo in qualche posto simil-tropicale, una bella spiaggia piena di bellocci e bellezze in costume da bagno. Un ragazzo in particolare è intento a fare il figo sulla moto d’acqua. Ad una festa notturna la ragazza più bella del circondario gli propone un bagnetto in intimità nel bel mezzo del quale il polpaccio del ragazzone si illumina e tra mille sofferenze gli si forma una cicatrice con uno strano disegno. La mattina dopo il ragazzo si risveglia sulla spiaggia e un uomo che sembra appena uscito da Tarzan gli dice che devono andarsene. Voce fuori campo.

Bene, primi venti minuti circa de Io Sono il Numero Quattro. Venti minuti di sofferenza tra un cliché banale e l’altro. E, no, nei novanta minuti successivi le cose non miglioreranno granché, anzi.

Perché in questo film, davvero, c’è tutto. Ma andiamo con ordine. Diciotto alieni sono arrivati sulla terra una quindicina d’anni prima: nove di loro svilupperanno dei superpoteri, gli altri nove hanno l’incarico di proteggerli. I nove sono inseguiti dai rappresentanti un’altra razza aliena, malvagia, che vogliono ucciderli. C’è un solo problema: i nove sono “numerati” e possono essere uccisi solamente in un certo ordine. I primi tre sono morti. Noi seguiremo le avventure del quarto alla ricerca di un modo per mettere fine alla sua fuga.

Quindi, dicevo, c’è di tutto. Il protagonista belloccio che non comprende bene la situazione, che è stato investito dagli eventi senza che potesse in qualche modo aspettarselo ma che non vuole accettare di dover essere un fuggiasco per salvarsi la vita. Molto meglio rischiare di morire per una tipa (“perché per noi non è come per gli umani: la prima, è per sempre”) ovviamente figa anch’ella, un po’ disadattata, che deve essere salvata dalle brame del principe della scuola. Il quale principe ama prendersela con il Peter Parker della situazione (che, mi ci gioco i coglioni, nel prossimo film guadagnerà qualche potere, lo sento) amicissimo del protagonista, il quale non può fare a meno di strascinare il povero sfigato in una lotta contro la morte.

Poi ci sono citazioni da Blade, da Elektra, Fantastic Four, Iron Man, Super Man, Twilight (augh) e un sacco di altri film d’ogni genere. Parliamone, il protagonista ha delle lampadine nei palmi delle mani!

Una sfilza di ovvietà e banalità dall’inizio alla fine farcite da buchi della trama che nemmeno la gruviera, veramente.

Non sto a raccontarveli: non vi annoierei, anzi, forse ridereste un po’ come ho riso io con i miei amici al cinema e con coloro che si sono gustati la mia recensione orale. Ma non ne ho voglia, davvero. Io vi chiedo di fidarvi.

Questo film fa schifo. Evitatelo. Come la peste.

(Oh, probabilmente ci sarà un seguito. Aiuto!)

  • e pensare che lo sarei dovuto andare a vedere…poi alla fine la mia ragazza mi ha convinto a vedere Amore & altri rimedi…una tristezza. si tromba solamente ( ho scritto anche di quel film nel mio blog 😀 )

  • lightingcloud

    guarda, se c’erano tette era sicuramente meglio di questo :°D