La Banda dei Brocchi

ma quanto odio dover mettere copertine così piccole

Titolo Originale: The Rotter’s Club
Autore: Jonathan Coe

Trama: nella Birmingham degli anni ’70 si svolgono le vite di Benjamin, Philip, Claire, dei loro amici e delle loro famiglie. In un clima segnato dal razzismo, dagli scioperi e dagli attentati, questi ragazzi si destreggiano in un mondo in evoluzione che sembra avere tutta l’intenzione di non rendergli affatto le cose semplici.

Vorrei poter evitare di iniziare la recensione con una frase che in questo momento mi suona un po’ troppo costruita, ma non posso. E quindi eccola qui: nella vita di un lettore, esistono dei libri imprescindibili che lui considererà sempre come se fossero stati scritti per lui e non aspettassero altro che lui per essere letti. Nella mia vita di lettore, Norwegian Wood è sicuramente uno di questi.

E visto che lo sto scrivendo, non ci metterete molto a capire che anche La Banda dei Brocchi lo è. Questo libro lo lessi tanto tempo fa quando mi fu regalato nel 2004 da mia zia. Non ricordo molto dei libri letti in quel periodo, ma è evidente che qualcosa me lo fece rimanere impresso. Ero troppo piccolo per capire cosa fu a far scoccare la scintilla, fatto sta che rimase sempre nella mia libreria in esposizione, forse in attesa del momento in cui m sarei deciso a rileggerlo.

Ora sono più grande, ma cosa sia la scintilla che scatena questo libro ancora non lo capisco. Non so cosa, di preciso, lo metta nel podio dei libri che probabilmente, almeno spero, ricorderò per sempre. Non so cosa, di questo libro, renda Jonathan Coe il secondo (o terzo, difficile a dirsi) nel mio Olimpo personale degli scrittori. So solo che è uno di quei libri di cui vorrei comprare mille copie, mettermi in piazza e distribuirle gratis a chiunque si dimostri anche solo minimamente interessato.

Perché tutto, di questo libro, è magistrale: il modo in cui è scritto, la storia così intricata ma facile da seguire, i personaggi così carismatici, l’intreccio che assieme è dolce e romantico ma scuro e diabolico, crudele ma benigno. Nelle pagine di questo libro sono nascosti mille mondi, mille punti di vista, mille vite diverse, e Jonathan Coe ci presenta tutto questo con una tale maestria che il libro non può non diventare per chi lo legge qualcosa di speciale, indimenticabile.

Ovviamente voglio il seguito: una delle due pecche di questo libro, che non è veramente autoconclusivo, ma continua con Circolo Chiuso. E la seconda, il capitolo finale in un flusso di pensiero quasi divino, ma troppo lungo per non sentirsi disorientati, di tanto in tanto.

Queste righe che ho scritto sono talmente stupide che le concluderò con una frase ancora più stupida a commento di questo piccolo paragrafetto finale: la perfezione è tale perché ha qualche piccola pecca.

Leggetelo.

Edito da: Feltrinelli. Universale Economica: ho detto mille volte cosa penso di questa collana, non fatemelo ripetere ancora!