La Casa del Sonno

Titolo Originale: The House of Sleep
Autore: Jonathan Coe

Trama: cinque ragazzi e una bambina si incontrano nel bellissimo dormitorio di Ashdown. Dodici anni dopo, un incredibile susseguirsi di esempi riporterà le loro strade, divise da tempo, ad incrociarsi con effetti devastanti.

Un po’ come al solito ho preso questo libro non tanto per il nome dell’autore, non l’avevo mai sentito prima, né perché ne avessi in qualche modo sentito parlare. Il titolo, La Casa del Sonno, semplicemente mi intrigava e la copertina -come quasi tutte le copertine Feltrinelli, oserei dire- aveva catturato la mia attenzione. Così mi sono trovato a leggere uno dei migliori libri che abbia toccato negli ultimi tre mesi, e visto i titoli che ho avuto modo di apprezzare non è certo poco. L’opera di Coe è un interessantissima commistione tra i migliori gialli psicologici e l’assurdità narrativa, il tutto unico con uno stile del raccontare che mi ha ricordato molto, almeno inizialmente, Le Regole dell’Attrazione di Bret Easton Ellis. Inizialmente scettico per aver trovato in La Casa del Sonno gli elementi di un libro che non mi era piaciuto affatto, mi sono dovuto ben presto ricredere di fronte al crescente coinvolgimento di cui quest’opera è capace. Il portare avanti due storie diverse su due piani temporali completamente differenti in un vortice di punti di vista quasi tutti opposti l’uno all’altro, assieme ad una sapiente gestione di chiusura e apertura dei diversi capitoli, trascinano il lettore nella storia e sembrano non volerlo abbandonare. Il problema è che lo fa: il finale è molto deludente e tutte le ottime premesse vanno a schiantarsi (ripensando al libro, trovo quasi ironica questa espressione) contro una scelta narrativa abbastanza banale, un po’ molto campata per aria e assolutamente fuori luogo rispetto all’atmosfera che lo scrittore era riuscito a creare fino a quel momento. Nonostante questo, il libro continua a scorrere tranquillo a dispetto di uno sconcerto iniziale per terminare il suo corso in modo naturale e, per così dire, nostalgico. La sensazione che rimane, alla fine, è quella di essere diventati padroni della storia e di poter ignorare le scelte dello scrittore per prendere il suo posto e decidere un finale tutto nostro.

Edito da: Feltrinelli. Per l’edizione Universale Economica ci troviamo con una bellissima copertina variopinta e un prodotto di qualità non eccelsa ma più che accettabile. La carta è sottile e i caratteri piccoli ma leggibili rendendo il tomo un ottimo compagno di viaggio. La traduzione sembra essere molto curata e il lavoro di editing sicuramente impeccabile vista l’assenza di typos di ogni genere.