La legge Levi deve morire (imho)

Leggevo ieri, su La Stampa, un articolo che mi ha fatto venire i capelli dritti dal disgusto. Trattava dell’editoria in tempi di crisi, di come gli operatori del settore si aspettassero un disastro e avessero tirato un sospiro di sollievo perché i danni erano stati molto meno contenuti del previsto. E già questo… ma prima di tutto, l’articolo.


Letto? Vediamo un po’. Per prima cosa trovo aberrante che un settore commerciale importante come quello dei libri possa compiacersi del fatto che ci sono state delle perdite, per quanto contenute. Per il semplice motivo che non si parla di abbiamo perso meno rispetto al 2011 ma di abbiamo perso meno di quanto ci aspettassimo quest’anno. Cioè abbiamo perso, pensavamo che avremmo perso un sacco, invece abbiamo perso un po’ meno. Evviva.

Dopo l’introduzione della legge Levi nel 2011 (scopro che Levi è del PD, omg) librerie fisiche e online hanno il divieto di praticare sconti sui libri maggiori del 15%, oppure del 25% per un’intera collana ma solamente una volta all’anno.

Ricordo con gioia i due anni successivi alla mia prima carta di credito, utilizzata senza sosta per acquisti online. Ricordo con grandissima gioia le serate passate sul sito de La Feltrinelli alla ricerca dei titoli più strani, ore che si concludevano rigorosamente con l’acquisto di non meno di cinque o sei libri, spesso tutti presi grazie ad un forte sconto sul prezzo iniziale, o anche grazie al fatto che la tessera fedeltà permetteva gli sconti incrementali, più compravi più soldini potevi risparmiare sul prezzo finale. In quel periodo è rinata la mia vena di lettore, che durante le superiori si era un tantinello seccata, e ho accumulato libri su libri, al punto di non sapere più dove metterli.

Cinque o sei libri al mese, 60/80€ per mensilità spesi in libri. Sono sicuro che molti di voi diranno di comprarne almeno attrettanti, se non di più. Ma quanti italiani possono vantare una simile media?

Tornando all’articolo, si continua a parlare della legge Levi: la medesima legge prevedeva un check up della situazione a un anno di distanza dalla sua promulgazione. E fin qui tutto ok. In tutto il 2011 il numero di copie vendute è sceso del del 3,5% poii la corsa in discesa ha subito un’accelerazione. Dall’ottobre scorso alla fine di giugno (la legge Levi è attiva dal primo di settembre) si era arrivati a meno 6%. Con l’aggravante che a cedere sono stati soprattutto i lettori forti, quelli cioè che comprano più di 12 libri l’anno (quelli che io compravo in due mesi).

Un disastro, insomma. Una Caporetto, lo dice persino l’articolo. Quindi la legge è un fallimento? La cancelliamo? Ci fate tornare a comprare libri come facevamo una volta?

Ma figurati.

Leggo basito che editor e librai non sono disperati perché i loro confratelli americani, inglesi, austriaci e spagnoli sono andati peggio. Che se non ci fosse stata una norma così il mercato selvaggio avrebbe travolto i piccoli editori e la rete delle librerie indipendenti, salvando solo i colossi e la grande distribuzione. SEEEEEEE. Riducimi il budget e la volontà di acquisto e ti assicuro che l’industria la salvi. Come no. Logico.

are you kidding me

E io intanto compro gli ebook, che la rete delle librerie indipendenti non sa manco cosa sono e che, guarda caso, sono in mano alla grande distribuzione.

Ma, oh, son dettagli.

(Il colpo di grazia, comunque, arriva dalla notizia che il mercato sarebbe stato salvato dalle vendite dei Best Seller. Cioè, se non fosse stato per Cinquanta Sfumature di Grigio il mercato avrebbe raggiunto una flessione del 10%. Una legge di merda salvata da un libro di merda. Gioiamo.)

  • frankielou

    E intanto Edison (che okay, è una catena, ma non un colosso), a Firenze, a novembre chiuderà perché indebitato. E chiuderà perché l’immobile è di proprietà della Feltrinelli. E in piazza della Repubblica, al suo posto, ci metteranno un Apple Store. Good game.
    C’ho il disgusto che mi ribolle nelle budella.

    • lightingcloud

      A me quando chiude una libreria dispiace sempre, ma qui a Sassari vedo che le piccole non sembrano risentire dei grandi colossi che hanno aperto (e ce ne sono, eh, Feltrinelli proprio da poco, e Mondadori…), quindi penso che sia stato un problema di non saper gestire i tempi che corrono. Non conosco la vicenda, eh, per carità… ma certo questa legge non ha aiutato.
      Comunque l’Apple Store potevano evitarselo, fa un sacco Ammerigano. :°D