La Mafia Uccide Solo D’estate

C’era una volta Pierfrancesco Diliberto, che assunto l’alias di Pif divenne famoso come facente parte dello staff de Le Iene, quando ancora Le Iene era un programma serio (tipo che io, quelle puntate, purtroppo non me le ricordo più). Grazie a questa esperienza matura l’idea de Il Testimone, serie di documentari (più o meno) in onda su MTv, nei quali Pif racconta ogni volta un pezzo di realtà che magari abbiamo accanto, ma della quale non ci accorgiamo come dovremmo, o magari non ci accorgiamo proprio. Osservando il programma si nota come Pif abbia a cuore soprattutto un argomento: sono infatti varie le puntate dedicate al quarto potere italiano, la mafia.

Meriterebbero anche molte altre puntate, ma magari de Il Testimone parliamo bene un’altra volta.

Ad ogni modo, l’attenzione di Pif per la mafia trova il suo forse miglior sbocco il 28 novembre 2013 al cinema con La Mafia Uccide Solo D’estate.


La Mafia Uccide Solo D’estate racconta la storia di Arturo, la cui vita è sempre stata influenzata dalla mafia. Ma non come potremmo pensare noi, no. Arturo, cosa sia la mafia, nemmeno lo sa. Eppure Arturo è nato a Palermo. Ma le persone attorno a lui fanno finta che non esista, la mafia. Gli dicono che la mafia non esiste, è una cosa da film. Che uccide, sì, ma non le persone normali. E comunque non a Palermo. Gli dicono che è un invenzione dei magistrati per sentirsi importanti. E poi Arturo è fan sfegatato di Giulio Andreotti, che gli ha dato consigli d’amore per conquistare la bella Flora. E Giulio Andreotti dice che la mafia non esiste. Ma dopo aver intervistato Carlo Alberto Dalla Chiesa a pochi giorni dal suo omicidio è costretto ad affrontare la verità.

La Mafia Uccide Solo D’estate non è solo un film, ma è tantissime cose.

La Mafia Uccide Solo D’estate è la dimostrazione che in Italia le cose si possono far bene.

La Mafia Uccide Solo D’estate è la dimostrazione che in Italia persino i film si possono far bene.

La Mafia Uccide Solo D’estate è la dimostrazione che in Italia i film si possono far bene senza attori famosi e bellocci (ma cani a recitare).

La dimostrazione che per fare un bel film non serve un budget osceno. Che per fare un bel film in Italia non bisogna essere per forza talmente seri da essere ridicoli. Non bisogna per forza essere classici, si può osare, che non serve avere un gran nome (cioè, un po’ sì, Pif non è certo il primo deficente del quartiere, è parecchio famoso).

Ed è soprattutto la dimostrazione che per fare un bel film sulla mafia non bisogna per forza buttarla sull’epico, sul grande eroe, sul tragico, o sulla visione del lato sbagliato, ma che ci sono modi per raccontare le cose che te le rendono abbordabili e comprensibili, divertenti persino, ma senza sminuirle, senza cancellare il dolore che procurano.

mafia uccide estate locandina pif

Io mi rendo conto che della mafia non so quasi un cazzo, ma nel mio non sapere quasi un cazzo della mafia so più del 70% abbondante della popolazione italiana. E… è una cosa che fa molto schifo.