Le Due Verità

Mannaggia, Agatha, mannaggia! C’eravamo quasi! Mancava pochissimo!

Le Due VeritàTitolo originale: Ordeal by innocence
Editore: Mondadori (Oscar Scrittori Moderni)
Anno: 2003 (originale 1957)

Ho iniziato Le Due Verità con un po’ di scetticismo. Adoro le avventure di Poirot, un po’ meno quelle di Miss Marple, ma non sapevo proprio cosa aspettarmi da un libro di Agatha Christie che non avesse uno di loro come protagonista. Stupidamente, peraltro, visto che Dieci Piccoli Indiani è indubbiamente il suo miglior giallo.

Le Due Verità ci arriva molto vicino, tant’è che fino a poche pagine dalla fine ero convinto che lo avrebbe scalzato dalla vetta. La storia non è nemmeno adatta alla classificazione giallo, ma piuttosto un thriller psicologico, profondo, che non si concentra sull’indagine ma sulle mille sfaccettature psicologiche che un omicidio in famiglia può rivelare. Nessuna indagine e nessun investigatore, ma una tela di personalità attraverso cui sembra impossibile riuscire a distinguere la luce.

Poi purtroppo la luce arriva, bisogna dire in maniera abbastanza insoddisfacente. Qualche pagina in più non avrebbe guastato, alcuni personaggi sono decisamente poco sviluppati rispetto agli altri, e paradossalmente i meno approfonditi sono anche quelli più potenzialmente interessanti. Il finale arriva improvviso, con un cambio di ritmo troppo spiazzante, e un po’ odora di improvvisato. Tutto torna, più o meno, ma con più calma sarebbe stato molto più convincente.

Nota negativa anche per la traduzione del titolo, ovviamente molto più efficace in inglese. Le Due Verità sembra quasi scollegato dalla storia.