Le Quattro Casalinghe di Tokyo

Avevo Le quattro casalinghe di Tokyo in giro da un bel po’ di tempo, eppure dopo l’ottimo Grotesque non ero mai riuscito a prenderlo tra le mani con la convinzione di leggerlo. Anche stavolta temevo di non riuscirci, eppure ho voluto provare ugualmente. E non ho avuto modo di pentirmene.

Le Quattro Casalinghe di Tokyo copertina
Stavolta la foto me la sono scordata e ci becchiamo la scan sgranata, ‘fanculo.

Titolo originale: Out
Editore: Neri Pozza
Anno: 2003 (originale 1997)

Non è difficile capire perché la penna di Natsue Kirino sia considerata da molti la più cruda e forse l’unica innovativa del romanzo giapponese. In fondo Haruki Murakami, per quanto costruisca romanzi con elementi culturali del tutto nuovi per il Giappone, mantiene quello stile leggero e sognante che ho trovato in molti suoi predecessori. La scrittura di Natsue Kirino è del tutto diversa: cattiva, cruda, le parole non scorrono dentro ma graffiano e lacerano come se rivestite da piccoli aculei appuntiti.

Il risultato è che la storia della piccola Yayoi, del suo delitto, della complicità delle amiche, non è solo avvincente ma spaventosa, raccapricciante, crudele da far venire la nausea, che cattura il lettore in un vortice di disperazione grande e profondo quanto quello delle protagoniste. Purtroppo, a mio avviso il finale manca di mordente con un colpo di scena, se così vogliamo chiamarlo, più adatto al solo pubblico orientale che a quello europeo.

Nonostante questo è difficile, alla fine de Le Quattro Casalinghe di Tokyo, sentirsi in qualche maniera delusi. Al più, viene voglia di comprare subito qualche altro libro della Kirino.

(Che poi voglio capire come ci arrivi dal titolo originale, Out, a questo tradotto. Boh.)