L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere

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Mi è capitato più volte di leggere libri considerati capolavori assoluti della letteratura mondiale per scoprire poi, con delusione, che probabilmente venivano considerati tali solo a causa di una favorevole situazione sociale, politica, o cose simili.

E questo, probabilmente, il caso de L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere di Milan Kundera: strutturato in sei capitoli, narra gli amori di Franz e Sabina e di Tereza e Tomas (con accenti più o meno strani, ve li risparmio) con intermezzi sulla Primavera di Praga. I quattro protagonisti si muovono nelle loro vicissitudini sentimentali con la crisi politica dell’est Europa che condiziona in maniera diversa le vite di ognuno.

Probabilmente a causa del mio scarso attaccamento al comunismo, ai suoi perché e percome, non sono riuscito a cogliere la grandezza di questo romanzo che è apparso ai miei occhi come niente più di una sfilza di seghe mentali di adolescenti però sui cinquantanni. Sono riuscito a leggere con tranquillità i primi quattro capitoli, per trovarmi di fronte ad un quinto capitolo degno del pepe di Cipolla (solo che Kundera è serio, e questo è grave) per concludere infine con il più bel capitolo del libro: quello che, tranne le ultime due parti, narra della morte di un cane.

Difficilmente credo che il messaggio dell’autore volesse essere questo. Il mio commento, però, è uno solo: orribile.

4 commenti su “L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere”

  1. Io oggi ho visto “L’elefante scomparso” di Murakami Haruki, al Bennet… non l’avevo mai sentito. Però il fatto che siano 17 racconti brevi mi allontana un po’…

  2. prendimelo, amorino, giuro che ti mando i soldi se me lo spedisci *__* io l’ho cercato tanto ma non l’ho mai trovato!
    @damaste: sono d’accordo con te! mi dispiace che tu conosca gente del genere, davvero. dev’essere una cosa tremenda. mi dispiace assai. condividiamo lo stesso amore viscerale per la musica, immagino.

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