L’inventore di Sogni

Ok, lo ammetto, stavolta ho barato. Avevo iniziato con Rabbia, di Palahniuk, ma ci ho messo poco a capire che non mi stava piacendo, o meglio che richiedeva una concentrazione diversa da quella che avrei potuto metterci adesso. Che in fondo Il Figlio di Bakunin è ancora troppo vivo nella mia memoria, quindi di leggere una cosa simile proprio non mi andava. E visto che, insomma, con McEwan m’era già andata bene una volta, ho deciso di riprovarci. Due di fila, sì, anche se non lo faccio praticamente mai. Espiazione no, però, per favore. Dopo quello schifo che è il film c’ho il rifiuto. E nella mia libreria, a parte Espiazione, c’è…

2013-01-29 15.49.17

… questo bellissimo libro che di nuovo non ti aspetti, che con Cani Neri non c’azzecca niente, ma nemmeno con Cortesie per gli Ospiti e mi chiedo come faccia McEwan a scrivere così bene tante storie così profondamente diverse. Stavolta vediamo il mondo attraverso gli occhi del decenne Peter, o meglio attraverso la sua mente, una mente fervida di immaginazione come quasi solo la mente di un bambino di dieci anni può essere. Oltre, evidentemente, quella di McEwan.

Un libretto veloce, anche questo, ma che alla fine ci fa tornare piccoli, ci fa tornare a quel periodo nel quale il mondo era tutto bello, c’era solamente tanto da scoprire, ed eravamo in grado di divertirci davvero. Tanta nostalgia, tanto stupore, tanta commozione, tutto in questo splendido libro di nemmeno 120 pagine. E Ian McEwan è ufficialmente un mago.

Aveva sentito raccontare di come ragazzi e ragazze, uomini e donne si innamorano e non capiscono più niente, ma aveva sempre pensato che la gente la fa un po’ troppo lunga sull’argomento. […] E adesso, eccolo qui, a sentirsi sciogliere solo al contatto della mano di Gwendoline, ad avere voglia di urlare di gioia.

(E ovviamente sono innamorato di Gwendoline.)