Mirror’s Edge

Giuro che un gioco così, tra le mani non mi era mai capitato. Lo giuro. Ma andiamo con ordine.

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Mirror’s Edge è un gioco che parla di parkour. La giovane Faith, invischiata in un meschino gioco di sangue e potere, deve cercare di risolvere il mistero e salvare la sorella dalla prigione (e dalla pena capitale, quasi sicura) saltando da un tetto all’altro approfittando delle sue abilità di runner.

La storia di base non è che sia un granché, ma le premesse sono buone. Visto il tipo di gameplay è difficile inserire questo gioco in un qualche genere che non sia quello dell’avventura in prima persona, anche se le cose non stanno esattamente così. Le atmosfere sono anche un po’ quello dello shooter (qualche arma la usiamo, e abbiamo pur sempre calci e pugni) anche se la maggior parte del tempo lo passeremo cercando una via di fuga veloce e relativamente sicura.

Relativamente
Relativamente.

Buone premesse, dicevo, che si realizzano in quello che, a caldo, è un gameplay frenetico e avvincente, supportato da una storia abbozzata il tanto da voler guardare le (orrende) scene di intermezzo senza skipparle con furore ma che lascia il tempo che trova.

Il problema nasce quando si riflette un attimo a freddo. Perché in quel caso il giudizio è impietoso: le scene d’intermezzo di cui sopra fanno pietà, sia nel doppiaggio che nella realizzazione grafica. La storia è piatta, senza senso, priva di ogni colpo di scena. Io, vi giuro, per mantenere alto l’interesse mi sono inventato almeno tre svolgimenti possibili, tutti e tre infinitamente più interessanti di questo.

Ma la cosa più grave è il gameplay, che in questo gioco è tutto. Per quanto frenetico, alla fine risulta essere realizzato in maniera approssimativa. I tasti spesso rispondono quando vogliono loro, Faith si aggrappa alle sporgenze solo quando le gira, il wallrun funziona ogni volta secondo un criterio diverso, alcune acrobazie sono il risultato di un button mashing solo a pelle divertente ma sotto sotto profondamente triste.

Specie in certi combattimenti...
Specie in certi combattimenti…

Intere parti di schemi ripetute quindici, venti volte solamente perché è apparsa una barriera invisibile selvaggia! o il tuo personaggio forse non ha capito bene che tasto hai premuto! che mettono in serio pericolo l’incolumità di televisore, controller e finestre.

Molte idee buone, quindi, ma sfruttate male e realizzate peggio. E qui mi riallaccio un commento iniziale. Perché un gioco così non mi era mai capitato. A caldo direi assolutamente da giocare. A freddo… il suggerimento migliore sarebbe di starne lontani.

Chissà.

  • Martina

    Tralasciando tutti i problemi legati al mal di vivere provocato dalla storia (cattivi prevedibili come non mai, atmosfera alla 1984 fatta male), io giocando col pc non ho avuto nessun problema coi comandi 🙂 Mi è dispiaciuto che durasse poco e ci fossero effettivamente poche mosse da fare, ma nel complesso l’ho trovato un gioco godibile 🙂 Per quanto riguarda il doppiaggio… appena ho saputo che la doppiatrice di Faith era Asia Argento ho ripudiato la mia lingua natale a favore dell’inglese XD
    By the way, quanto è inquietante il rumore quando lei cade in quel dannato pozzo?

    • lightingcloud

      Ma sul godibile niente da dire, eh. Cioè, l’ho finito in un lampo e mi ci sono appassionato parecchio, Però è vero che, a ripensarci, normalmente un gioco così lo butterei nella spazzatura senza pensarci.
      Però è figo.
      Bom.
      Adesso non ricordo, ma faceva tipo un bel THUUMP secco, vero? :°D

      • Martina

        È difficile da descrivere, era come un gigantesco WOOOOOOSH dell’aria che ti passava attorno che diventava sempre più forte… se cadevi da un palazzo terminava con un simpatico rumore di ossa rotte e fuoriuscita di budella, ma se cadevi nel dannato pozzo non finiva mai, non faceva altro che aumentare xD La prima volta mi aveva spaventato xD

      • lightingcloud

        Vero, ricordo che pensavo si fosse impallato il gioco!