Ni no Kuni, o IL capolavoro mancato del quinquennio

Ni no Kuni è un gran bel gioco. Eppure finirlo è stato un po’ una tortura. Perché? Come può, finire un gioco bellissimo, essere una tortura? Può. Può quando magari il gioco bellissimo ha qualche difetto molto grave. Può quando il gioco bellissimo ha il nome sbagliato, e quindi non è bellissimo quanto dovrebbe. In questo caso può perché è evidente fin dalle prime ore che sarebbe bastato davvero poco per renderlo un gioco davvero magnifico. E invece è solo bellissimo. E questo suo essere solo bellissimo è una ferita che ci trasciniamo, dall’inizio alla fine. E alla fine, stanca.

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Sì, insomma, mi sto lamentando perché Ni no Kuni è solo bellissimo. La Level 5, con l’aiuto del Chara Design dello Studio Ghibli, è riuscita a tirare fuori il videogioco meglio realizzato, sul piano tecnico, che si sia mai visto da un bel po’ di anni a questa parte. La grafica è pulita e colorata, uno splendido Cell Shading che esalta i colori semplici ma intensi, con poche sfumature ma che rendono alla perfezione degli ambienti vari, anche se un po’ poveri di dettagli. Povertà di dettagli che si riflette anche sul parco mostri, che sebbene conti 140 e più nemici diversi si basa fondamentalmente su una trentina di tipi con le loro evoluzioni (quattro per mostro).

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Le musiche, affidate all’intramontabile Joe Hisaishi, sono davvero splendide, in particolare il tema principale del gioco, bellissimo anche nella versione cantata. Ho sentito solo la versione giapponese, ma dovrebbe essere presente anche col cantato in inglese se si dovesse scegliere l’audio in questa lingua. Ottimo il doppiaggio (ho approfittato sempre della versione giapponese) anche se a volte chiaramente fuori sincrono e in certi (pochissimi) casi anche privo di pathos. Anche su questo fronte, però, si sente la mancanza di tracce veramente incisive per i momenti più drammatici o movimentati, a volte accompagnati da un imbarazzante silenzio di sottofondo.

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Il vero punto debole di Ni no Kuni, forse ereditato dall’essere un titolo nato su Nintendo DS, è la semplicità del sistema di combattimento, e del gioco in generale. Il sistema dei famigli è molto carino, ma si poteva sfruttare molto meglio e una volta scoperto il team ideale nelle prime dieci ore di gioco, difficilmente vorremo tentate la fortuna con altre combinazioni di famigli. Si sente un po’ l’assenza del farming tipico dei JRPG visto che è possibile andare avanti senza incontrare mai vere e proprie sfide. Non ci si scrollerà mai di dosso, nemmeno arrivati al boss finale, la sensazione di essere immersi in un continuo tutorial, una sorta di corridoio ben mascherato nel quale è impossibile sbagliare… anche perché i nostri compagni saranno sempre lì a dirci cosa fare per andare avanti. Sempre.

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Caratteristica, questa, probabilmente imputabile al target di riferimento. La semplicità del gioco, infatti, si accompagna ad una trama molto semplice e lineare, con pochi colpi di scena (anche se quelli ci sono, e quelli che ci sono fanno un male cane), tipica dei lavori dello Studio. Gli appassionati, infatti, non mancheranno di riconoscere i temi portanti dei Ghibli, ma anche il loro modo di portare avanti le storie, bellissime ma con certi momenti in cui le cose accadono semplicemente perché sì.

L’esperienza di Ni no Kuni, alla fine, si può riassumere dicendo che è come giocare ad un anime dello Studio Ghibli, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Per godere appieno del titolo bisogna mettere da parte il proprio animo hardcore e impugnare il controller della PS3 con il cervello pronto a qualche compromesso, pronto ad accettare la meraviglia senza però farsi troppe domande. In Ni no Kuni non bisogna cercare la sfida, perché non la si può trovare. Però si può trovare tanta magia e uno dei giochi  più belli mai usciti per PS3… per quanto odori lontano un miglio di capolavoro mancato.

  • Musaghei

    Aspetto ancora un po’ e magari st’estate lo prendo 😀

    • lightingcloud

      Io ho preso la Collector’s e visto il prezzo e il contenuto ne è decisamente valsa la pena!