Noi

Titolo Originale: Мы
Autore: Evgenij Ivanovic Zamjatin

Ma io, di preciso, dove volevo andare quando due anni fa parlavo di “percorsi letterari, in particolare quello distopico, esplorando il lavoro dei tre più grandi autori in tal senso”? Non sono sicuro di aver parlato in questi termini, su questo blog, della lettura di 1984, Fahrenheit 451 e Il Mondo Nuovo.

Ma dove volevo andare, mi ripeto? Senza conoscere quel capolavoro della letteratura russa che è Noi, splendida anticipazione (di almeno vent’anni) di quei tre altrettanto splendidi romanzi?

Il libro di Zamjatin è quasi indescrivibile. In un mondo in cui la felicità è calcolata matematicamente, le Tavole delle Ore e il Benefattore sono i pilastri su cui si basa una società in cui il singolo non è altro che una molecola al servizio dello Stato Unico, un uomo viene colpito da una malattia tanto tremenda quanto incurabile: l’anima.

Raccontato dal punto di vista di D-503, sotto forma di diario, l’evoluzione psicologica di un ingranaggio che diventa macchinario senziente e capace di scegliere per sé stesso, ma solo per finta, in quanto in fin dei conti incapace di non avere di fronte a sé una guida, per quanto per una volta scelta attraverso i sentimenti e non per imposizione storica.

Una descrizione un po’ oscura, è vero, ma è difficile fare un vero e proprio resoconto di questo libro. È scritto benissimo, in perfetto stile russo (ma abbastanza breve per essere sopportato, grazie al cielo), ed è così… sconvolgente e profondo, molto più di quanto già non fosse 1984, e vi ho detto tutto.

Decisamente imperdibile per chiunque legga buoni libri, a maggior ragione se interessato alle distopie più tremende della letteratura mondiale.

Edito da: Lupetti. Nella collana I Rimossi, bellissima idea editoriale che raccoglie quegli scritti editi magari una volta sola vent’anni fa, mai ripubblicati e persi negli archivi delle biblioteche o ridotti a brandelli dallo scorrere del tempo. Qualche refuso, la sensazione che l’operazione sia stata condotta in maniera un po’ troppo “economica”, ma comunque un gran bel lavoro e con un fine encomiabile.