Prince of Persia, prince of noia.

Dopo appena sei mesi dall’inizio della prima partita, e dopo aver accumulato ben cinque ore di gioco (i calcoli e le battute facili li lascio tutti a voi) sono FINALMENTE riuscito a completare quello che, nonostante i 2€ spesici sopra, è probabilmente uno dei miei peggiori acquisti videoludici di sempre. Parlo di Prince of Persia, siori e siore, ma non quello uscito per PSN e XBLA, non lo splendido rifacimento dell’originale per computer dell’anno zero, nemmeno di uno degli episodi per PS2, ma purtroppo di quel Prince of Persia uscito nel 2008 per PS3 e 360, Pc e Mac…

Sono stati sei mesi durissimi, ve lo assicuro. Sei mesi in cui, circa mezz’ora alla volta, una volta al mese, affrontavo quel mostro terribile che è la noia.
Perché potrei sprecarmi sul fatto che la grafica del gioco sia splendida. L’ambientazione molto suggestiva. Le musiche decisamente d’atmosfera e quasi sempre adatte alla situazione. Ma non è questo che rende bello un gioco. È il divertimento. E qui, di divertimento, ne vediamo solo da lontano. Mentre guardiamo qualcuno che gioca a qualcos’altro.

Graficamente niente da dire. Su PC ovviamente è meglio, e i bordi neri sono molto meno marcati.

Se c’è una parole, oltre noia, che possa descrivere questo gioco, è ripetitività. Prince of Persia è un platform, ma non è un vero platform. Non possiamo morire, perché ogni volta che rischieremo di cadere la principessa Elika (omg) ci salverà dal baratro con i suoi superpoteri. E siccome i comandi sono quelli che sono, e la risposta è un po’ quella che è, e la telecamera la gestisce uno spastico, ci troveremo spesso a ripetere lunghe sezioni tutte uguali, di salti tutti uguali, di tasti tutti uguali, di cose uguali tutte uguali.

Vedrete questa scena milioni di volte e non sarà quasi mai per colpa vostra.

Poi ci sono i combattimenti. Indovinate? Tutti uguali. Anche quelli tra boss. In ogni sezione comparirà un mid-boss che dovrete passare a fil di spada, poi toccherà al boss. Tutti i combattimenti sono identici tra loro, la strategia è quasi del tutto assente, il button-mashing regna sovrano, e ovviamente non potrete morire. Mai.

L’unica consolazione, al solito, è che lei è stra-gnocca!

E poi ci sono i poteri. Raccogliendo delle sferette luminose che sarebbero, se non ho capito male, energia vitale, si sbloccano le varie arene di gioco (in tutto 24, quattro già sbloccate, 16 da sbloccare e 4 aree-boss) e con essi dei poteri necessari per attraversarle. Questi poteri sono la corsa sul muro, il volo, il volo e, uh, il volo. Davvero.

Prince of Persia è un gioco talmente noioso che mi sto annoiando solo a ricordare le cose che vorrei scrivere in questa piccola recensione. La storia non ve l’ho raccontata perché non c’è, è solo un pretesto, ed è un pretesto orrendo per scorrazzare per ore tra arene tutte uguali con azioni tutte uguali e nemici tutti uguali in un proliferare di noia, noia, e noia. Dulcis in fundo, il vero finale non è compreso nel gioco “nudo e crudo” ma venduto separatamente su DLC in esclusiva per PS3 e 360, quindi gli acquirenti PC non potranno vedere manco quello (e la cosa, sinceramente, non mi dispiace affatto). Ubisoft muori e ridacci il Prince of Persia dei bei vecchi tempi.