Raccontiamo

Da dove cominciamo, a raccontare? È un po’ difficile, perché vedo che l’ultimo articolo è di appena tre settimane fa, ma se devo essere sincero è stato proprio un periodo strano. E io di queste tre settimane ricordo poco o niente di specifico. Vuoi perché le giornate scorrono tutte uguali e finiscono per confondersi, vuoi perché lo stress alle stelle non aiuta a fissare le cose nella memoria. So per certo che è un po’ che non sto male, almeno non seriamente come stavo male prima di iniziare le cure di cortisone. So per certo che a breve riprenderò a studiare, e che ho seriamente bisogno di una vacanza relax perché queste vacanze tutto sono state meno che relax. Di quello, neanche un’ombra. So un sacco di cose nuove, o almeno credo di saperle, e spero che siano vere. E che non sia il mio solito trascinarmi nella corrente senza pensare a quello che sto facendo salvo poi rendermi conto di aver fatto una cazzata colossale.

Quindi, cosa so? In ordine sparso:

So che qualsiasi cosa abbia, ancora non ha un nome specifico. Si tratta più di uno spettro, quello del Morbo di Crohn, ma la certezza arriverà (si spera) solo ai primi di ottobre. Che per il referto bipotico  ci mette venti giorni e io la colonscopia l’ho fatta da poco.

So che in poco tempo penso di aver raggiunto, doppiato, ri-raggiunto a passeggio e preso per mano e accompagnato per un pezzo il numero di analisi mediche che una persona normale fa nel corso dei suoi primi 24 anni di vita. Solo che io l’ho fatto in tre settimane scarse. E credo che questa esperienza mi abbia dato un carattere un po’ più forte. Almeno, in una situazione simile prima non facevo altro che lamentarmi. Adesso il mio leitmotif è sticazzi, se si deve fare facciamolo e bona. Ok, il supporto costante di mia madre, mio padre, Giampiero, e tutti gli altri che per quanto potevano mi sono stati vicini in questo periodo ha aiutato non poco. E anche quello di quelle persone che avrebbero potuto starmi vicino ma… boh, chi le ha viste/sentite più. Senza rancore, eh. Insomma, penso di essere diventato un po’ più forte. Di poco, ma è qualcosa.

So che finalmente sto riprendendo peso, piano piano e poco a poco, che ho di nuovo il mio solito appetito dannato, anche se probabilmente dovrò stare a dieta stretta per ancora qualche mese, ma nel frattempo ne approfitto per mangiare a quattro ganasce e sentire mia madre lamentarsi che da quando stai meglio mi sento una cuoca nera degli anni ’40. (circa)

So che ho voglia di riprendere a studiare. Che non ce la faccio più a muovere il cervello solamente su romanzi, anime, film, che in fondo sono tutti una cosa passiva. Voglio una sfida, e quella sfida si chiama Algebra 2. Fatta coi controcazzi, quindi due dispense di 120 pagine l’una e un librozzo da 700 (non tutte, grazie a dio, sennò finisco l’anno prossimo). So benissimo che dopo tre giorni mi starò lamentando che non ho voglia di studiare, ma adesso non vedo l’ora. Ed è qualcosa.

So che ho voglia di riprendere in mano la mia vita, che sono nove mesi che è a briglia sciolta a correre verso un precipizio di merda nel quale non voglio finire, anche se forse ci sono già dentro fino alle ginocchia. Però oh, piano piano anche lì. Si rimetterà tutto a posto, no? Si rimettono in moto le cose e si cambia.

So che sul piano ragazze forse ho finalmente fatto un passo avanti. Nei limiti di quello che mi permette il mio carattere, cioè poco, ma è già qualcosa, un risultato parecchio importante. Poi anche lì, si vedrà. (E, no, il passo avanti non è stato aprire i miei orizzonti ad altre sponde. Non ci pensate nemmeno, maniaci.)

So che al di la di tutto sono riuscito ad usare questi mesi del cazzo nel migliore dei modi possibili. Poteva andare peggio, lo so benissimo, e allo specchio ancora a volte non ci credo. Per quanto ne so io, potevo finire in ospedale e finirci seriamente.

Mi sono un po’ perso. E mi sono anche rotto di scrivere, sarò sincero. Vi dirò che ho pensato di iscrivermi ad un sito di incontri (no, non è vero, lo sto dicendo solamente per ragioni che poi oh) e che ho intenzione di ricominciare alla grande. Piano piano, ma alla grande.

Che sto guarendo, ma sono ancora malato. Ma con tanta voglia di guarire in fretta e tornare quello di un tempo, anche migliore.

(E in quest’ottica vi comunico che per questo post vengo anche pagato, ahr!)