Ricordi, parte prima

Era da almeno dieci anni che non tornavo nel mio paese. Non è un posto al quale sia particolarmente legata. L’ultima volta me l’aveva chiesto lui. Con quella canzone che gli piaceva tanto.

Appena scesa alla stazione mi guardo attorno. C’è un atmosfera triste, con tutte queste aiuole rinsecchite e le case basse, con l’intonaco scrostato. Qui l’edilizia selvaggia non è mai arrivata, e come avrebbe potuto? È tutto brutto, qui attorno. Nessuno ci verrebbe in vacanza. E poi è già tanto se abbiamo il telefono. Gli unici rimasti sono gli anziani, indomiti, decisi a morire nel posto in cui sono nati. E loro le case ce le hanno da sempre, quelle non gliele toglie nessuno.

Anche io, qui, ho una mia casa. Dopo che è morta mia madre ho deciso di non venderla, non si sa mai. È piccola, mantenerla non costa niente. E qualche ricordo, tra quelle mura, ce l’ho anche io. Di quei ricordi rassicuranti, tipo l’odore dei biscotti fatti in casa o del papà che ti culla sulla sedia a dondolo. Per questo sono tornata.

Cinque anni fa un incidente se l’è portato via. Uno di quegli incidenti stupidi, un idiota in fuoristrada che si distrae un attimo per cambiare la stazione radio, poi sterza per evitare un cane e colpisce una piccola utilitaria che viene dall’altra parte. Utilitaria contro SUV, indovina chi ha perso?

Cinque anni in cui ho provato a farmene una ragione. A passare attraverso le cinque fasi dell’elaborazione del lutto. Ma sono ancora ferma al rifiuto, unito alla depressione. Poi non ce l’ho fatta più. Ho cambiato casa, lavoro, città, regione. Ma non riuscivo a non pensare che quell’aria che respiravo fosse sempre la stessa nella quale vivevo quando accanto a me c’era lui. Ovunque andavo, l’aria densa di suoi ricordi mi faceva soffrire. Per questo sono tornata qui, per cercare un’aria densa di ricordi diversi, dove il suo non riesce a penetrare.

I miei amici ci hanno provato. Prima mi portavano in giro, mi facevano uscire. A ballare, a mangiare qualcosa, a bere. Anche fino a star male, perché potessi dimenticare per qualche ora sotto gli effetti dell’alcol. E quando hanno visto che non andava, hanno provato a farmi conoscere uomini. Incontri combinati, a volte senza dirmi niente. Della mia età, più giovani, più vecchi. Affini al mio modo di vivere o completamente diversi. Persino qualche donna, delle ragazze. Qualsiasi cosa, nella speranza che almeno uno di loro riuscisse a far breccia, anche solo ad interessarmi un minimo.

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