Sicilia, terra di… mangiate *burp*

la foto è mia... che ci crediate o no e_e

visto che da domani sono a Milano, gustatevi questo diario di viaggio :*

Ora che sono nella condizione comunemente nota come “del morto di sonno” dopo un ritardo nel rientro a Cagliari della bellezza di 12 ore e 15 minuti esatti, ringrazio quel piccolo barlume di buon senso che ieri notte mi ha messo di fronte ad una cartina della Sicilia per annotare i nomi dei luoghi che abbiamo visitato. E così che inizia questo viaggio…

Alle 5,30 del mattino, per la precisione, del primo giugno 2010. Dalla sveglia i Gorillaz cantano Feel Good Inc. per una decina di secondi, io li zittisco prima che disturbino papà nel divano letto e mi alzo per preparare la colazione. Siamo andati a letto alle undici e mezzo, ma io sono comunque talmente rincoglionito che per preparare il caffè ci metto quindici (15) minuti buoni, per mangiare i biscotti nel the sono altri dieci e finalmente alle sei entro in doccia, in barba alle previsioni paterne che mi davano pronto in mezz’ora al massimo, che quindi mi stavo svegliando troppo presto. Alle 6,30 fuori di casa a prendere la macchina, il tempo è buono (c’è il sole! Cioè, è già sorto! Wow!) e io in pantaloncini corti e T-Shirt sto abbastanza bene.

La destinazione? Zio Pippo e Zia Rosetta festeggiano i 50 anni di matrimonio, le nozze d’oro, e cogliamo finalmente l’occasione per andare a trovarli a Palermi. In aereoporto tutto a posto, nessuna ritardo e l’aereo è quasi vuoto, mi fanno imbarcare il trolley ma un attimo ed è già sul nastro, usciamo e mi trovo davanti i miei cugini preferiti, Ale e Fra, che ormai non vedevo da Gennaio.

Fatte le feste, decidiamo di fare colazione a Palermo (pezzi di rosticceria, obviously) e andiamo a prendere la corriera che ci porterà in città a due passi dall’albergo dove abbiamo preso la stanza, il Mercure. La Sicilia è uno spet-ta-co-lo di verde e mare e roccia e monti che veramente sembra di essere in un altro mondo anche rispetto alla Sardegna, che a dispetto dello status di isola è completamente diversa (però il mare è più bello da noi, gne gne). E così non solo all’atterraggio si è circondati dal mare, tale è l’aereoporto Falcone – Borsellino, ma tutto il viaggio in pullman è praticamente sul lungo costa -a sinistra- con a destra il monte Pellegrino, altro spettacolo della natura, e veramente non so da che parte girarmi.

Arrivati a Palermo -che mi sta venendo da scrivere Palemmo, come lo pronunciano loro- scendiamo al teatro Politeama, altro spettacolo architettonico, e la prima cosa che penso è che mi pare di essere a Londra tanto è strano il quartiere. Ci incamminiamo verso l’hotel mentre io scatto foto e chiacchero con i cuginetti e decidiamo per uno stop al Café du Paris. Signori, se vi dico che in Sicilia si mangia bene persino in aereoporto vi lascio immaginare cosa sia entrare in un ottimo bar. In quattro che siamo ci spartiamo due arancine alla carne, un pane al ragu, una sorta di pizzetta sfoglia al prosciutto e un impasto dolce infarcito di prosciutto e formaggio. Accompagnato da due caffè caldi e due freddi, che con mia enorme sorpresa qui sono delle specie di gelati… non saprei come descriverli se non conil termine “squisito”!

In albergo depositiamo le valige che per il check-in è troppo presto e andiamo a farci una passeggiata per le viuzze nelle vicinanze, così si smaltisce un po’ anche sta colazione leggera. Che dire, le foto parlano da se. Le cose più spettacolari, assieme all’architettura bellissima e ai ficus secolari, sono sicuramente le zucchine lunghe più del mio braccio (foto) che a quanto mi dicono sono anche squisite. Passaggio sul lungo mare per approfittare del tempo splendido, passeggiata al porto e infine in albergo per una sciacquata prima del pranzo -alle 12.30, aiuto.

Zia Rosetta e zio Pippo non sono cambiati di una virgola da quando li abbiamo visti l’ultima volta, tranne qualche ovvio acciacco dell’età. Soprattutto la zia sembre sempre la stessa, magari con i capelli appena più chiari, ma l’energia sicuramente non le manca. Le abbiamo chiesto di pranzare leggeri e lei ci ha preparato antipasti di salame e formaggio, pasta alla norma, arrosto in salsa di cipolle, patate e cipolle al forno, fagiolini bolliti e frutta. Come mettere alla prova i nostri stomaci, insomma!

Gli zii dopo pranzo sono andati a dormire e noi ci siamo fatti un altro giro per Palermo, cercando di digerire e bevendo il caffè più buono mai assaggiato in vita mia. Abbiamo visto cattedrali, mercatini, stradine… e di nuovo non sembrava nemmeno di essere nella stessa città! Palermo poliedrica, insomma!

Dopo un breve riposino in albergo, alle 18 era prevista la cerimonia per le Nozze d’Oro. Ovviamente una palla mortale, manco a dirlo, anche se vedere gli zii scambiarsi la promessa e gli anelli per la terza volta nella loro vita è stato incredibile… tutti commossi, loro in primis ma noi siamo stati un buon seguito. Dopo un’ora in chiesa, eccoci finalmente in macchina per la parte più spaventosa della serata: il ricevimento con 80 tra parenti e amici.

La serata ve la risparmio: tranne il cibo, buonissimo, non è che ci sia niente da segnalare. Eravamo in un posto abbastanza chic, circondati di parenti sconosciuti ed elegantissimi, facile trovarsi a disagio e sperare nella salvezza del fino. Fortuna che a mezzanotte era tutto finito e all’una eravamo a casa. Una nota positiva, comunque, c’è stata: oltre alla fantastica zia Michelina, adorabile vecchietta di 97 anni più arzilla di noi tre cugini, abbiamo conosciuto Silvana e Manuela -madre e figlia- probabilmente le uniche due vagamente normali tra tutti gli invitati.

Si, perché i miei parenti siciliani non sono normali. Cioè, sono tutte brave persone, per carità, ma delle abitudini diametralmente diverse da quelle sarde -penso di tutta Italia, in realtà. Prima su tutte, questa cazzo di ostentazione di titoli, ricchezze e possedimenti che ho trovato insopportabile fin dal primo momento. Soprattutto da parte di quelli che, per altro, nemmeno erano veramente miei parenti! Me ne fotte un cazzo della Jaguar, della villa Liberty e di quella di Tommaso di Lampedusa! E porca puttana! Questo avrei voluto urlarlo in faccia ad un buon numero di persone per buona parte delle due giornate. Poi c’è la questione dell’ospitalità che in questa regione ha come sinonimo “sequestro forzato a danno di persone e stomaci” visto che non abbiamo avuto un momento che uno libero per i cazzi nostri e ci siamo scontrati con l’impossibilità di queste persone di produrre “un pasto leggero” su tre principali che abbiamo sorbito. Capisco benissimo perché non c’andiamo più spesso! Io impazzirei!

E bon, a parte questo è stato tutto molto bello e piacevole, soprattutto rivedere gli zii e conoscere qualche parente che rasentasse atteggiamenti normali.

Il secondo giorno lo abbiamo trascorso a Mondello, paesino sul mare dove non sono riuscito a farmi il bagno a causa di regolamenti assurdi delle spiagge in concessione che proprio non concepisco. Alla sera, verso le sette e mezzo, siamo andati in aereoporto -io non sono potuto partire causa overbooking, ma è un’altra storia- dove molto a malincuore ho salutato papà e i cugini. Alla prossima!