silence

Silence

Dentro al cinema per vedere Silence. Conversazione tra me e il mio amico nel momento in cui si spengono le luci.

«Oh ma quindi di che parla sto film? Mica mi sono informato.»
«Due missionari che vanno in Giapp…»
«MA IO HO LETTO IL LIBRO!»

E ‘nfatti.

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Titolo originale: Silence
Anno: 2016
Durata: 161′

Silence è tratto dall’omonimo romanzo di Shūsaku Endō Silenzio (titolo originale Chinmoku, pubblicato in Italia per Corbaccio) che narra le vicissitudini di padre Rodrigues, missionario gesuita in missione in Giappone (tra il 1630 e il 1680, più o meno) per rintracciare il proprio mentore, padre Ferreira, sospettato di apostasia.

Purtroppo non ho recensito il romanzo su queste pagine, ma ne ho un ricordo ancora molto vivido in particolare per il dipinto crudo della situazione vissuta dagli occidentali nel Giappone isolazionista del periodo Tokugawa. Dopo circa un secolo di grande amicizia – in particolare con il Portogallo – i giapponesi iniziano a sospettare mire espansionistiche da parte degli occidentali e iniziano le persecuzioni e le uccisioni di massa. In questo scenario di chiusura, Shūsaku Endō riesce a dipingere una sincera riflessione della spiritualità giapponese che Martin Scorsese riporta fedelmente su schermo, pur aggiungendo qui e lì un proprio tocco interpretativo personale forse non del tutto necessario (specie sul finale, se la memoria non mi inganna).

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L’atmosfera del film, così come il ritmo della storia, è molto particolare. Il giudizio che ho concordato con i miei compagni di visione è «troppo lungo, forse, ma non mi è mai pesato», esattamente la stessa impressione che ho tratto leggendo il libro. La storia deve necessariamente seguire quei binari, tempi più serrati avrebbero probabilmente snaturato il messaggio, ma mi chiedo se una persona credente non sia più in grado di apprezzare le riflessioni che le inquadrature e i tempi morti ci costringono ad affrontare.

Tutto sommato, Silence è sicuramente un bellissimo film, dispiace molto che sia stato escluso dagli Oscar di quest’anno, ma si sa che le scelte dell’Academy sono quantomai dubbie (e comunque non ho visto nemmeno un decimo dei film in concorso, quindi non è che possa dare chissà quale giudizio). Se vi capita, dategli un’occasione.