Storia di un Corpo


2013-02-06 23.24.36

Non sapevo esattamente come iniziare queste due righe sull’ultima fatica di Pennac. Un po’ perché il finale mi ha lasciato un mezzo magone, un po’ perché davvero oltre a dirvi che è davvero splendido non saprei che altro aggiungere. Ma ci provo.

Storia di un Corpo è un libro che prima di tutto mi preoccupa. Mi preoccupa perché, dalle prime pagine, l’autore senza nome di questo diario fittizio sembrerebbe proprio Pennac, ché ormai va per la settantina, anche se forse è un po’ presto per mettere le mani avanti e fasciarsi la testa e non ci sono più le mezze stagioni.

Ma è anche un libro nel quale Pennac c’è tutto. Con quella sua ironia in ogni situazione ma mai fuori luogo, il sarcasmo che fa riflettere, quella nota malinconica che non si nota ma c’è forte forte. Sembra un po’ di leggere un Malaussene in prima persona, anche se D.P. (le iniziali, l’unica presa d’identità del narratore) non è Malaussene e mentre scrivo mi viene il dubbio che i libri di Malaussene non fossero in terza persona ma in prima, il ché sarebbe un po’ un mio fail.

Due pensieri mi hanno colpito mentre leggevo questo libro: innanzitutto, se Dio ha un cognome, quel cognome è Pennac. Che forse, ok, è un po’ esagerato. Specialmente visto quel che Pennac pare pensare di Dio, attraverso i pensieri del famoso Malaussene. E poi che voi siate analfabeti, dislessici, morti, ignoranti, qualsiasi cosa, insomma, non esiste nessun motivo valido per il quale possiate dire di non aver letto Storia di un Corpo e non vergognarvene.

tl;dr questo libro è splendido, leggetelo assolutamente!