Un po’ di MUSEca

Arrivo previsto, ore 12. Effettivo ore 13. L’edificio, che vedo dal vivo per la prima volta, svetta massiccio contro il vielo grigio di Milano.

Di cosa sto parlando? Dello stadio Meazza, o San Siro, o come preferite voi. Motivo della visita?

Muse. The Resistance Tour 2010, prima e unica data italiana, 8 giugno.

All’arrivo, la gente sembra essere poca. Sono un po’ deluso, pensavo di trovare già schiere di fan urlanti in trepidante attesa. E invece, solo una cinquantina di persone si sono radunate di fronte al Gate 15 per il primo e il secondo anello blu. Dov’è tutta la gente del sold out? Le cinquantacinquemila (55000) persone promesse dai TG? Non ho contato che 50 persone per 15 ingressi sono già 750 anime, senza contare che agli ingressi del parterre ci sarà sicuramente più gente. Un po’ disilluso, quindi, butto il mio zaino per terra vicino a Irene e Chyntia (che non si scriverà sicuramente così) e aspetto. Al caldo. Fortuna che non c’è sole, tranne qualche breve sortita del nostro disco giallo amico-nemico! Ma quando appare, boia se riscalda!

Ricapitolando, sono le 13. i cancelli apriranno, se dio vuole, alle 16. dopo tre ore di attesa, iniziamo ad accalcarci ai cancelli -e il sole fa capolino, più caldo che mai- solo per rimanere in piedi schiacciati come dei coglioni ad osservare i maledetti stewart che si portano a spasso una transenna -si, sempre quella, stronzi- e che sorridono quando ci guardano, maledetti. Dopo trenta minuti di calca, finalmente, i tornelli si aprono. Ed è la corsa.
Se mi avessero detto che San Siro comprende la bellezza di sette piani di scale prima di arrivare agli ingressi del secondo anello, probabilmente mi sarei preparato. Quando riesco, stremato, ad accaparrarmi i posti al confine con l’anello rosso (e quindi praticamente centrali) mi fa male il petto, i polmoni cercano invano di riempirsi d’aria, ho un fortissimo bisogno di almeno due litri d’acqua. Ma ho i maledetti posti centrali. Da qui si verrà da dio.

I gruppi di supporto inizieranno alle 18. Le due ore tra l’ingresso nello stadio e l’effettivo inizio dei gruppi passano rapide: eccitazione e stanchezza sanno il fatto loro. Partono i Calibro 35, mai sentiti prima, che non sentirò mai più: musiche -mi dicono, il mix era tremendo e si sentiva solo un frastuono indescrivibile- in tema con i film polizieschi anni ’80 che poco hanno a che fare con la serata. Considerando anche che, appunto, non si sente una mazza… lasciamo perdere, velo pietoso. I Friendly Fire e i Kasabian non sono meglio. Non per altro, ma sta per iniziare il concerto dei Muse… che cazzo volete, voi mezze seghe? Senza offesa, eh? Ma fuori dalle palle, voglio quelli per cui ho pagato!

Ed ecco, alle 21.20. Si spengono le luci. Si accendono i riflettori. Una schiera di persone urlanti armate di bandiere e cartelloni entra sul palco urlando. Il sottofondo è inequivocabile: Uprising. Delirio. Urla a squarciagola. Mani che battono, macchine fotografiche in azione, adrenalina che sale. Telefonatissimo pezzo d’inizio, ma non per questo meno euforico in una esecuzione perfetta: la voce di Matt è unica, a tratti sovrastata da quella dei fan. Emozionante come non mai, il basso, la batteria, le componenti elettroniche danno il meglio di se e accendono gli animi. Supermassive Blackhole non poteva essere una continuazione migliore, dopo un piccolo pezzo d’improvisazione e qualche secondo di pausa. Il tema iniziale ronza nell’aria, di nuovo i fan urlano, cantano. Follia allo stato puro, 55000 persone che cantano all’unisono una canzone tra le tante simbolo di questo fantastico gruppo. New Born, a questo punto, sembra quasi la ciliegina sulla torta. Come tris di canzoni iniziali, forse non c’era scelta migliore: altra canzone simbolo, con il fantastico piano di Matt, la ola del pubblico. Map of the Problematique chiude in un tripudio di urla, suoni, colori, luci dal palco, un’atmosfera estatica.

Ed ecco la prima nota stonata della serata, il B-Side scelto per arricchire la colonna sonora di Eclypse. I tre eroi indossano le magliette, in una caduta di stile commerciale, con una canzone che non conosce quasi nessuno. Purtroppo, l’atmosfera un po’ ne risente.

Ma ecco che Guiding Light, quasi fosse stata messa lì a posta, riaccende gli animi. Le persone cantano. Le coppie si sbaciucchiano. La canzone procede, ma il suo intento è solo uno: aprire la strada per il tripudio. E quando la base di Hysteria parte, ecco l’esplosione. Il pubblico è incontenibile, i fan si sbracciano, parte la ola, le urla, tutti cantano assieme a Matt, giocano di basso assieme a Chris, tengono alto il ritmo con le bacchette di Dominic. E quando la canzone termina, tocca a Nishe placare gli animi e prepararci alla seconda parte della serata. Una serata che riesplode con una fantastica esecuzione di Feeling Good, il meglio assoluto del falsetto di Matt. Da bagnarsi le mutande.

Dopo, prove tecniche d’improvisazione: i Muse salgono su un palchetto che si libra in aria. Il gruppo suona libero, un minuto, due. Il palchetto riscende. Si rispengono le luci, si accendoono quelle sul palchetto. E parte un’orrenda Undisclosed Desire, pessima scelta, bellissima canzone ma che veramente poco si presta a concerti di questo tipo. Fortuna che Resistance, con il suo intro inconfondibile, fa dimenticare subito questa tremenda esecuzione. E chiude la storia dei passi falsi di questo splendido Live. Perché si, da qui in poi sarà tutto di uno splendore unico.

Starlight, con il pubblico che tiene il ritmo praticamente come fosse una cosa sola con Dom. due cover, una di Back in Black e l’altra di House of the Rising Sun, ad omaggiare anche gli spettatori d’altri tempi e d’altro retaggio musicale? E ancora, una meravigliosa Time is Running Out seguita da Unnatural Selection. Pausa. I Muse escono dal palco. Cinque minuti, forse dieci di silenzio ed acclamazioni.

Poi ritornano sul palco. Uno dei tre, mi pare Matt, chiede di accompagnare il prossimo pezzo con la luce dei cellulari, degli accendini e dei flash. L’atmosfera migliore per una delle migliori Unintended mai eseguite. Si, perché l’atmosfera conta: e ammirare gli spalti illuminati dai lampi improvvisi delle macchine fotografiche non ha prezzo. Dopo Unintended, Exodus e Stockholm Syndrome, conclusa con il lancio della chitarra, chiudono la seconda parte della serata.

Bis, bis! È questo che grida il pubblico. E, come da manuale, i tre salgono sul palco per la terza volta. È Take a Bow, stavolta, ad aprire. E se all’inizio di un album non convince, all’inizio del bis sembra calzare a pennello. Ma c’è qualcosa, a questo mondo, migliore della scala tritonale che introduce un’acclamatissima Plug-in Baby? Forse solo la fisarmonica che introduce la splendida Knights of Cydonia, che conclude la serata e lascia il pubblico senza forze.

Mi dispiace non essere riuscito a descrivere adeguatamente questo concerto. Per me era la prima volta di fronte ai Muse e in uno stadio così grande, quindi ho pensato a godermi il concerto più che ad accumulare dettagli utili per questo racconto. Non posso veramente trasmettervi niente di quello che è stato, non solo per me, ma per le 55000 persone che hanno assistito a questo magnifico spettacolo. Io, ero e sono tuttora in tripudio. Non posso ripensare a quella sera e sorridere, felice. Ho cantato e urlato a più non posso, ho corso, saltato come mai prima. Mi sono divertito. Il mio primo live veramente desiderato, il primo live che mi abbia lasciato completamente soddisfatto. Difficilmente potrò dimenticarlo.

E come abbiamo deciso con Vincent… l’unico live che vorrò vedere dopo questo, sarà un altro dei Muse. Al prossimo CD!

(foto e video qui)

  • cate

    grande festa sembra di esserci…

  • V.

    Il miglior concerto della mia vita.

  • Ecco, loro per esempio mancano nel mio elenco di live u_u però l’ultimo album proprio non mi è piaciuto, quindi non so se spenderci soldi in un eventuale futuro.. avrei dovuto farmi furba e vedermeli dopo BH&R ! A saperlo. Fighe le foto *_* <3 ! :***

  • Irene!

    si scrive Cynthia 🙂
    Bellissimo… bellissimo davvero.
    Il prossimo live che vorrò vedere, sarà un altro dei Muse.
    E magari dal prato (mi tengo informata assiduamente sui tour ora!! promesso!!) e magari conoscendo meglio le parole ahah 🙂 Io e la cy ogni tanto cantavamo a casaccio 🙂
    Ma starlight… e Alla fine Plug in baby, la mia preferita in assoluto… Sono state da delirio.
    E tutto lo stadio pieno, la gente, le urla… =) Fantastico =)
    Se non ci fossi andata, ascoltando le persone che conosco che (come me) vi hanno partecipato, non avrei mai potuto immaginare come… com’è fantastico 🙂
    Un bacione Richi 🙂 E ti salutano i miei che non hai avuto modo di salutare quando sei partito 🙂