V-v-viaggio! parte tre

La mia memoria già inizia a svanire. Devo dire la verità, pensavo che questo diario mi avrebbe preso moooolto meno tempo e invece credo che prima della fine della settimana non riuscirò a finirlo. Questo perché devo studiare (soz) anche se non ne ho voglia… quindi devo comunque limitare il tempo che passo qui al Word Processor.

Giorno 3 (foto qui, da 52 a 123) Stanotte abbiamo tutti dormito abbastanza bene, forse più per la stanchezza accumulata ieri che per altro. Ovviamente abbiamo spento l’aria condizionata durante la notte in modo da non rischiare altri strappi-stiramenti o compagnia cantante. Colazione abbondante per mantenerci un po’ in forze, due paninetti preparati giusto per avere qualcosa da mettere sotto i denti in caso di emergenza e, via!, oggi si va per il Sestiere di Dorsoduro. Io amo questo nome, mi ricorda troppo Harry Potter. Dopo Dorsoduro andremo a vedere anche i quartieri di Grifondoro? *_* Coomunque, c’è da dire che a Venezia gira VERAMENTE ogni tipo di essere umano possibile e immaginabile. Dopo un bisonte americano e un supermegaemo ieri, ci siamo trovati sul vaporetto Robert Downey Jr, Baffo, Zia May e Lupin III. Tanto per informazione, visto che poi detta così potrebbe contare poco, abbiamo preso il vaporetto fino al ponte di Rialto. Io ci sono quasi rimasto male dopo aver visto quanto è grande e… e… boh, semplicemente figo. Cioè, un ponte a tripla corsia (non mi capite? Guardate le foto su internet) strapieno di gente e negozi di ogni tipo. E infatti per attraversarlo ci abbiamo messo qualcosa come mezz’ora a causa del -fastidioso, devo ammetterlo- vizio di Carla di fermarsi ad OGNI SANTISSIMO NEGOZIETTO. Ok, ok, continuiamo. (sono già passato dallo stile diariale allo stile racconto e basta, avete notato?) Dopo il ponte di Rialto ci siamo diretti verso Campo San Polo (si, perché qui le vie sono calli e le piazze sono campi) ma, mentre oltrepassavamo il ponte di nonsocosaperchésullamappanoncompare, abbiamo beccato un… indovinate cosa? Esatto, un gondoliere! Ora, come evincerete dalle foto, avevamo appena comprato il cappello da gondoliere per Oliviero e Valentina era vestita proprio con una maglietta a righe che richiamava lo stile di quelle dei gondolieri -per l’appunto. Scambio di battute:
“scusa, potete farvi una foto assieme?”
“ostregheta, serto che si!”
*click*
“dì, ve lo volete fare un siro in hondola?”
“solo se ce lo fai pagare 60€”
“ostrega se siete tirchi. Va bon dai, salite.”
Non proprio così, ma la dinamica è stata quella. Ci siamo ritrovati così a fare la conoscenza di Andrea Mezzaval, simpaticissimo gondoliere che per il un prezzo economicissimo ci ha fatto fare un bellissimo giro in gondola. Credo sia stata la cosa dal miglior rapporto qualità/prezzo in tutto il viaggio. Andrea è stato veramente, veramente gentile e nonostante il prezzo irrisorio ci ha fatto fare un bel giro per i canaletti finendo poi sul Canal Grande, e ritorno. È stato molto piacevole, nonostante il caldo, e abbiamo parlato sia di Venezia che della Sardegna, essendo lui stato a Buggerru qualche anno fa. Dopo questo giro e svariate foto siamo ritornati in campo San Polo da dove, lasciati Federico e Carla a pascolare, abbiamo raggiunto una zona di Venezia un po’ particolare. Non starò a dilungarmi in dettagli, per lo più il motivo non era niente di speciale, ma siamo passati per certe viuzze veramente carine e per l’ironica Ca’ Stretta, tanto stretta da essere costretti a camminare in fila indiana :°D una cosa che non mi piace, di alcune vie di Venezia, è la puzza tremenda che aleggia e che proviene un po’ dalla terra stessa un po’ dall’acqua. Purtroppo questa zona aveva questo difetto, quindi perdeva qualche punto, ma per il resto, molto pittoresca. Dopo un pranzo a base di tramezzini per me e di panino con la mortadella (“vi posso aprire il pane e affettare la mortadella, ma il panino imbottito ve lo fate voi” mavaffanculo) per gli altri, condito con un insalata e dell’uva mangiati rigorosamente ai piedi della porta di qualche casa in un vicoletto sperduto, ci siamo diretti alla famosa Università di Ca’ Foscari. Non la conoscevate? Nemmeno io. Pare sia comunque una delle migliori università di lingue straniere di tutta Italia, seconda forse solo all’Orientale di Napoli (si chiama così, no?). Mi chiedo come facciano gli studenti Veneziani a raggiungerla, visto che il giro da fare per arrivarci è qualcosa di incredibilmente scomodo e assurdo. Nonostante ci sia un attracco per le barche sul Canal Grande, poi, i vaporetti non fanno fermata all’Università. Molto, molto intelligente… quando siamo arrivati, abbastanza incuriositi dal bell’edificio esterno, ecco la brutta sorpresa: per entrare, si paga un biglietto da 4€! ma cristo santissimo, è un’Università pubblica, non me ne può fregar di meno del giro guidato per le aule… e devo comunque sorbirmelo anche se il mio unico -e sottolineo UNICO- interesse è vedere l’università dentro? Non mi interessa altro, per dio, perché DEVO sorbirmi la visita guidata? Vabé: ed eccoci quindi tutti meno Valentina buttati sulle panche nell’androne condizionato aspettando che il giro turistico di un’ora termini. Per lo meno ci siamo riposati e io mi sono anche finito il libro che mi ero portato! Non dico che sia stata una sosta utile, non per noi, ma almeno ci siamo rinfrescati un po’ dopo il caldo che abbiamo (mal) sopportato in giro. Mi sono preso anche un po’ di tempo per osservare le qualità architettoniche del suddetto androne… eccone il risultato:

“bell’edificio, molto luminoso, ma le rifiniture sono decisamente grossolane, almeno negli interni. Trovo che la scelta di non ricoprire del tutto i mattoni dell’edificio antico sia decisamente di dubbio gusto, ma credo (e spero) che siano semplicemente i “non finito” di un lavoro ancora da completare. Altrimenti, che schifo.”

No, non avevo altro da fare. Dopo la visita a Ca’ Foscari ci siamo diretti verso la fermata del vaporetto e siamo tornati in albergo. Abbiamo mangiato degli altri panini con la mortadella (si, perché al supermercato ce ne hanno tagliati TRE ETTI contro i due che avevamo chiesto) e siamo riusciti alla ricerca di un gelataio che non costasse miliardi. Qui altre brutte sorprese sui cibi a Venezia: una pallina di gelato a 1,50€, pasta aglio e olio a 12€, piatto di lasagne a 14€… una follia, insomma. Capisco che Venezia sia un posto piccolo che vive di turismo, ma il turismo non è certo ladraggio. C’è un limite a tutto, e questa città lo supera abbondantemente. Non fraintendetemi, però, a me Venezia piace molto e… vabé, tutte le altre considerazioni alla fine. Sto solo dicendo che a volte, Venezia è esagerata senza ritegno! Dopo il gelato ci siamo fatti un altro giro a Rialto e ce ne siamo tornati in albergo, stavolta per dormire.

Notte Non mi dilungherò oltre. Avete visto quel cartone della Disney dove Paperino è alle prese con un rubinetto che gocciola? Ecco.

  • blueapplejuice

    Se i panini avete cercato di farveli fare in un supermercato non possono imbottirli per beghe con l’ufficio d’igiene… Non chiederti che logica ci sia, ma è così, lo fanno anche dalle mie parti.

    : *

  • lightingcloud

    mah, sai, qui a Sassari non hanno mai rotto le scatole e ovunque tu vada un panino imbottito te lo fanno senza rompere le scatole :’)