Xenoblade Chronicles

No, ok, dai, ci ho messo tipo due anni e mezzo a finirlo e due paroline su Xenoblade Chronicles devo dirle. Che non siano «È il JRPG più bello della generazione», almeno. Almeno parafrasare.

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Perché è chiaro, e ormai ci abbiamo fatto il callo, che il gioco perfetto in questo genere non esiste. Ci sono un sacco di titoli splendidi, come certi capitoli della serie di Final Fantasy, il primo capitolo di Grandia, i Breath of Fire, Dragon Quest, Suikoden, ma anche titoli singoli come Legend of Legaia (il seguito non esiste), Legend of Dragoon, Xenogears… ovviamente con i loro difetti. Se prendiamo Final Fantasy VIII (haters gonna hate) abbiamo una storia bellissima fatto salvo una protagonista femminile da dimenticare e il sistema delle Junction che ancora ci dà gli incubi.

L’ho detto più volte da quando ho acquistato la X360. L’ho detto per Final Fantasy XIII, l’ho detto per Tales of Vesperia, l’ho detto (circa) per Ni no Kuni. Però adesso credo di poterlo dire una volta per tutte, a meno di grandi sorprese, a mo’ di epitaffio per un genere che dopo una serie di canti del cigno sembra definitivamente morto: Xenoblade Chronicles è assolutamente il miglior JRPG di questa generazione ormai agli sgoccioli.

Una storia semplice, più volte prevedibile ma comunque avvincente e con qualche colpo di scena inaspettato nel posto giusto, ambientata in un mondo incredibilmente vasto e totalmente esplorabile, talmente grande che in certi momenti ci si chiede come tutto quello spazio possa essere contenuto in un unico DVD. Abbiamo una caterva di missioni secondarie (ripetitive ma senza diventare banali, almeno non tutte) spesso anche legate alla storia, o che comunque la arricchiscono, una serie di caratteristiche uniche come l’affinità con i villaggi e tra i personaggi che danno uno spessore ancora maggiore al titolo, un’incredibile varietà di mostri e di boss, una curva di difficoltà costante ma non impossibile e quasi mai irritante. Abbiamo varietà, libertà di scelta e personalizzazione, grafica e musiche stupende, un gameplay e una trama solidi, tutti elementi che ci permettono di arrivare ben oltre le settanta ore di gioco, ultimamente un vero e proprio lusso.

Non mancano i difetti, ovviamente. Certe missioni secondarie senza senso, alcune eccessivamente ripetitive o con obiettivi troppo aleatori, menu di gioco disegnati col pene da un macaco stupido, un’intelligenza artificiale non sempre all’altezza, comandi inizialmente poco intuitivi e alcune scelte di traduzione e game design (soprattutto sul finale) decisamente opinabili. Abbiamo un mondo forse troppo vasto da esplorare senza l’ausilio di un veicolo per velocizzare gli spostamenti, certi boss decisamente troppo difficili rispetto al momento, mappe non sempre chiarissime e che peccano nel non indicare dove si trovano coloro che ci affidano le quest. Il problema più grave, del quale mi sono accorto quasi per caso, è che nonostante si tratti di un gioco per una consolle non esattamente adatta agli schermi Full HD, le grafiche non sono certamente pensate per gli schermi più datati, con scritte piccole e spesso illeggibili a risoluzione troppo basse.

Nonostante questo Xenoblade Chronicles è quel gioco che tutti noi appassionati avremmo voluto vedere su una X360 o su una PS3, sviluppato da un team un po’ più solido di quello dedicato da Monolith Soft, o comunque appoggiato da qualcuno che potesse sistemare tutti quei difetti più che evidenti anche al più inesperto dei giocatori. A differenza di Ni no Kuni, però, qui non c’è la puzza di capolavoro mancato. Lì i difetti erano molto più gravi. È vero, a finire il gioco ci ho messo tanto perché a volte certe situazioni mi portavano allo sfinimento. Ma non sono mai riuscito ad abbandonarlo del tutto, ho sempre voluto arrivare alla fine. Se non avessi anche una valanga di altri titoli da giocare mi sarei anche impegnato fino all’ultimo per finirlo al 100% o giù di lì.

Xenoblade Chronicles non è perfetto. Ma potrebbe essere l’ultima occasione per dare a quel genere che ha introdotto me e molti altri al fantastico mondo dei videogiochi l’estremo saluto nella maniera più degna possibile. Anche a costo di comprare una Wii solo per lui.