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Facciamo che fare finta?

Sono sicuro di aver attratto l’attenzione di tutte quelle persone che mi conoscono e di {tutti i grammar nazi della terra}\{i piemontesi} in questo modo.

La questione è che sono settimane che ogni lunedì mi dico che è il momento di riprendere a scrivere qui sul blog, poi i lunedì per un motivo o per l’altro si riempiono e io non riesco. Come? Organizzarsi e scrivere qualcosa da due o tre giorni prima? Dico, ma avete presente come sono capace di organizzarmi il tempo? No?

Beh, nemmeno io, perché non ne sono capace. Quindi diciamo che questo è un placeholder delle mie buone intenzioni. Vorrei scrivere qualcosa adesso subito ma mi sono ritrovato a mandare delle mail non rimandabili e devo guardarmi TREQUARTIDORA di video noiosissimi su quanto è bella la LIM per sperare che un giorno qualcuno mi assuma.

Anche dell’assurdità della mia vita lavorativa ne parliamo. Anticipando che comunque è tutta colpa (?) mia.

Buon lunedì. Cosa significa che è martedì? Aiuto.

Capita

Quando guidi per due ore pensi ad un sacco di cose. Io ho pensato che avrei fatto bene ad esternare una cosa che m’è capitata quest’estate e che m’ha cambiato la vita. Almeno per ora. Forse esagero, la considero più grande di quel che è. Ma forse no.

Capita che io sia tornato a Sassari con la mia ragazza per una decina di giorni tra una sessione d’esami e l’altra, in modo da passare un po’ di tempo tra amici e famiglia. Capita che una sera si esca, e tornando a casa verso la mezzanotte si trovino i genitori dell’unico amico che ti porti appresso da 23 anni a questa parte (e lui ti porta appresso da 24. Mica poco).

Capita che nel bel mezzo della serata ti chiedono un’opinione su di lui, ma ti senti gelare dentro perché sembra che ti stiano chiedendo una cosa proprio su di te. Quella domanda ti calza talmente tanto a pennello che non solo rispondi in maniera evasiva dicendo un decimo di verità, ma probabile che se ne siano accorti tutti, e questa cosa ti ha davvero colpito.

“Ma secondo te è voglia di fare il meglio, oppure è solo paura di crescere?”

Oppure. Non ero preparato, è stato gioco scorretto. Ho risposto una bugia. O forse una parte della verità, ma dio quanto è piccola quella parte. In realtà quella giusta era la seconda.

Paura di crescere.

E capita che realizzarlo e ammetterlo a voce alta, anche se una settimana dopo più di un mese dopo e non con la persona che te lo ha chiesto, ti faccia cambiare visione del mondo.

Capita.